Esercitazioni di diritto amministrativo

2008-2009

Secondo incontro

L a  n o r m a  d i  a z i o n e

 

 

L’impresa Alpha svolge attività di ripristino ambientale di siti dissestati, mediante un procedimento diretto alla ricostituzione di terreno salubre utilizzabile per la coltivazione. Tale attività costituisce altresì attività di smaltimento e recupero dei rifiuti, poiché comporta la polverizzazione dei rifiuti non tossici e biodegradabili presenti sul sito da bonificare e la loro miscelazione con terreno fertile nuovo.

 

Per lo svolgimento della propria attività, l’impresa si avvale di un serbatorio mobile compartimentato, una piattaforma in cemento semovibile, un sistema mobile di miscelazione, discregazione e vagliatura dei rifiuti ed una benna miscelatrice, che vengono installati temporaneamente sui siti da bonificare.

 

Il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 stabilisce che « la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci » (art. 2, comma 1), che « lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato in condizioni di sicurezza » (art. 5, comma 1) e che ogni attività di smaltimento e recupero dei rifiuti deve essere autorizzata dalla Regione competente per territorio, la quale individua « i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o da recuperare; i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti; le precauzioni da prendere in materia di sicurezza ed igiene ambientale; il luogo di smaltimento; il metodo di trattamento e di recupero dei rifiuti » (art. 28, comma 1).

 

L’impresa Alpha ha sempre richiesto alla Regione una specifica autorizzazione per ogni sito da rispristinare, ai sensi dell’art. 28, comma 1. Tuttavia, dovendo espandere la propria attività anche in altre Regioni, intende avvalersi della procedura semplificata prevista per gli impianti mobili di smaltimento o di recupero dal comma 7 dello stesso art. 28.

 

Tale procedura prevede che l’utilizzo degli impianti mobili sia autorizzato un’unica volta dalla Regione ove ha sede legale l’impresa interessata e che lo svolgimento delle singole campagne di attività sia soggetto a semplice comunicazione alla Regione Beta nel cui territorio si trova il sito prescelto, la quale ha il potere di « adottare prescrizioni integrative » rispetto a quelle contenute nell’autorizzazione, oppure di « vietare l’attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica »[1].

 

L’impresa Alpha ritiene di rientrare in tale fattispecie, poiché si avvale di macchinari che costituiscono funzionalmente un unico impianto mobile, e specifica nella propria istanza che restano salve le valutazioni rimesse dalla norma alle Regioni competenti per ciascuna campagna di utilizzo dell’impianto.

 

La Regione Beta nega però all’impresa Alpha il rilascio dell’autorizzazione, sostenendo che l’impianto in questione non sarebbe in realtà specificamente concepito e attrezzato per un tipo ben definito di operazioni, risolvendosi piuttosto in una pluralità di mezzi e macchinari privi di un effettivo legame e singolarmente utilizzabili per una serie indeterminata di funzioni, con il rischio altresì di dare luogo a risultati che, in ragione della libera miscelazione di materiali di diversa e imprecisata natura, comprometterebbero la tutela dell’ambiente e della salute umana.

 

Nella motivazione del diniego si legge infatti che « le strutture e gli apparati descritti nell’istanza (serbatoio mobile compartimentato - piattaforma e sistema mobile di miscelazione, disgregazione e vagliatura - benna miscelatrice) non si configurano come impianto, in quanto il concetto di impianto comporta un collegamento non solo funzionale ma anche fisico-meccanico tra le diverse attrezzature o macchinari che compongono il processo produttivo, presupponendo quindi l’utilizzo di una tecnologia che inscindibilmente leghi tra loro le componenti necessarie al funzionamento. Diversamente ci si trova in presenza di singoli mezzi e attività, ma non di un impianto ».

 

Inoltre, secondo la Regione, « perché possa autorizzarsi un’attività di miscelazione tra rifiuti non pericolosi è pertanto necessario che il richiedente l’autorizzazione descriva puntualmente, per ogni codice rifiuto, a quale trattamento specifico ha intenzione di sottoporlo, quale sarebbe il prodotto e/o la materia prima ottenuta e in quale processo e in quale contesto ambientale dovrebbe essere utilizzato dopo essere stato sottoposto ad attività di recupero ».

 

Illustri lo studente in base a quale interpretazione della norma attributiva del potere (art. 28, comma 7) e del sistema normativo in cui si trova inserita risulta che la Regione ha errato nel negare in termini assoluti il rilascio dell’autorizzazione e provi a ipotizzare quale avrebbe dovuto essere nel caso di specie la decisione idonea a salvaguardare l’interesse pubblico senza un ingiusto sacrificio dell’interesse dell’impresa privata.

 

A tal fine lo studente tenga conto anche delle seguenti ulteriori disposizioni contenute nel d.lgs. n. 22/97:

 

- L’art. 2, comma 2, stabilisce che « i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare: a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente »

 

- In base all’art. 4, comma 1, « ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorità competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso: a) il reimpiego ed il riciclaggio; b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti ».

 

- In base all’art. 4, comma 2, « il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di recupero ».



[1] L’art. 28, comma 7, stabilisce testualmente: « Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, ad esclusione della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati, in via definitiva dalla regione ove l’interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell’impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale l’interessato, almeno sessanta giorni prima dell’installazione dell’impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l’autorizzazione di cui al comma 1 e l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese di gestione dei rifiuti, nonché l’ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l’attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell’ambiente o della salute pubblica ».