R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A

N.2199/2007

Reg. Dec.

N. 1363 Reg. Ric.

Anno 2000

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

Sul ricorso in appello n. 1363/2000 proposto da

LECHNER JOHANN rappresentato e difeso dall’Avv. Martin Wenter con domicilio eletto in Roma, Piazza Della Libertà n.10 presso Vincenzo Sammartino,

contro

- COMUNE DI SESTO, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Luigi Manzi e Siegfried Brugger con domicilio eletto in Roma, Via F. Confalonieri n. 5 presso LUIGI MANZI,

e nei confronti di

- PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO rappresentata e difesa dagli Avv.ti Maria Larcher, Michele Costa e Renate Von Guggenberg con domicilio eletto in Roma, Via Bassano Del Grappa n.24 presso Michele Costa,

per la riforma della sentenza del T.R.G.A. - Sezione autonoma della Provincia di Bolzano n. 320/1999, resa tra le parti, concernente esproprio terreno per decadenza assegnazione zona artigianale;

Visto l’atto di appello con i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di: Provincia autonoma di Bolzano e Comune di Sesto;

Viste le memorie difensive;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 12 Dicembre 2006, relatore il Cons. Carlo Deodato, ed uditi, altresì, gli avvocati, come da verbale di udienza;

Visto il Dispositivo di sentenza n. 628 del 15/12/2006;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO  E  DIRITTO

1.- Con la sentenza appellata il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa, sezione di Bolzano, dichiarava inammissibile il ricorso proposto dal Sig. Johann Lechner (avverso i decreti - 6.3/1221/96 del 16.5.1996 e 6.3/1286/96 del 10.7.1996 - con i quali il Presidente della Giunta Provinciale di Bolzano aveva – rispettivamente - determinato l’indennità e disposto l’espropriazione, in favore del Comune di Sesto Pusteria, dei terreni originariamente assegnati, da quest’ultimo al ricorrente per la realizzazione di un laboratorio artigianale), per omessa, tempestiva impugnazione della delibera con cui il Comune di Sesto Punteria aveva dichiarato la decadenza del ricorrente dall’assegnazione (a causa del mancato inizio dei lavori nel termine perentorio prescritto).

Avverso tale decisione proponeva rituale appello il Lechner, contestando la correttezza della declaratoria dell’inammissibilità del ricorso, sulla base del rilievo che il provvedimento di decadenza, in quanto atto meramente preparatorio, non avrebbe dovuto essere impugnato immediatamente, riproponendo, nel merito, le censure dedotte in primo grado e concludendo per la riforma della sentenza impugnata e per il conseguente annullamento degli atti gravati.

Resistevano la Provincia Autonoma di Bolzano e il Comune di Sesto Punteria, difendendo la correttezza della pronuncia gravata, della quale chiedevano la conferma.

Il ricorso veniva, quindi, trattenuto in decisione alla pubblica udienza del 12 dicembre 2006.

2.- Come già rilevato, il ricorrente sostiene, a sostegno dell’appello, la natura meramente preparatoria, rispetto al successivo atto di esproprio, del provvedimento di decadenza dall’assegnazione, il difetto, in quest’ultimo, di autonoma capacità lesiva e, dunque, l’insussistenza di un onere di immediata impugnazione dello stesso.

L’assunto è infondato e va disatteso.

Il provvedimento di decadenza, infatti, lungi dal limitarsi a “preparare” la determinazione espropriativa (come vorrebbe l’appellante), esaurisce e definisce l’autonomo procedimento, puntualmente disciplinato dall’art.35-bis legge provinciale 20 agosto 1972, n.15, diretto a verificare il rispetto delle prescrizioni contenute nella delibera di assegnazione ed a sanzionare l’eventuale inosservanza delle stesse, costituendo, al contempo, il presupposto per l’avvio del distinto e consequenziale procedimento di espropriazione.

Come si vede, dunque, la delibera dichiarativa della decadenza dall’assegnazione non può essere qualificata come atto endoprocedimentale, priva, come tale, di autonoma valenza lesiva, ma va, al contrario, considerata come provvedimento conclusivo di un autonomo procedimento (rispetto a quello espropriativo), fondato su distinti e diversi presupposti di fatto e di diritto (rispetto al decreto di esproprio) e dotato, quindi, di quella diretta capacità pregiudizievole che ne impone l’immediata impugnazione.

In difetto di quest’ultima, invero, il successivo gravame del provvedimento di espropriazione si rivela inammissibile, per difetto di interesse, posto che, in mancanza dell’annullamento della delibera dichiarativa della decadenza (divenuta inoppugnabile), l’interessato non ritrarrebbe alcuna utilità (giuridica od economica) dalla eliminazione del decreto di esproprio, restando, comunque, privo del titolo di proprietà (per effetto del provvedimento di decadenza rimasto inoppugnato) e, dunque, di qualsivoglia apprezzabile vantaggio (quale conseguenza dell’accoglimento del ricorso).

3.- Alle considerazioni appena esposte conseguono la conferma della decisione appellata, siccome correttamente fondata sull’assorbente rilievo dell’omessa impugnazione del provvedimento di decadenza, e la reiezione dell’appello del Lechner.

4.- Sussistono, nondimeno, giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

    Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, respinge il ricorso indicato in epigrafe e compensa le spese del presente grado di giudizio;

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 12 dicembre 2006 con l’intervento dei Sigg.ri:

      Roland Ernst  BERNABE’  Presidente f.f.

      Carlo  DEODATO    Consigliere, Est.

      Salvatore  CACACE   Consigliere

      Sergio  DE FELICE   Consigliere

      Eugenio  MELE    Consigliere 

L'ESTENSORE    IL PRESIDENTE F.F.

Carlo Deodato    Roland Ernst Bernabe 

IL SEGRETARIO

            Giacomo Manzo

    Depositata in Segreteria

           Il 10/05/2007….

(Art. 55, L. 27.4.1982, n. 186)

           Il Dirigente

     Maria Grazia Nusca

- - 

N.R.G. 1363/2000


TRG