R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A

N.1684/2007

Reg. Dec.

N. 6803 Reg. Ric.

Anno 1999

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso iscritto al NRG 6803/1999 proposto da Saturno TINI, Luigi MONACCHIA, Enrico FELICI, Luciano TINIVELLI, Mario AGOSTINELLI, Moreno SORIGNANI, Lorenzo SONNO, nonché l’ASSOCIAZIONE PRO LOCO di TORDANDREA, in persona del Presidente in carica, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Costanza Acciai e Urbano Barelli ed elettivamente domiciliat presso la prima in Roma, Via Filippo Corridoni, n. 7;

contro

- la REGIONE UMBRIA, in persona del Presidente in carica, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato e presso la stessa domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

- il COMUNE di ASSISI, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avvocati Paolo Ricciardi e Tosca Molini e presso il primo domiciliato in Roma, Viale Tiziano n.80;

- il COMUNE di BASTIA UMBRA, in persona del Sindaco in carica, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria, n. 460 del 1998.

Visto il ricorso in appello;

visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Assisi;

visti gli atti tutti della causa;

relatore alla pubblica udienza del 13 febbraio 2007 il consigliere Pier Luigi Lodi e uditi, per le parti, gli avvocati Gobbi, delegato da Barelli, Ricciardi e l’avvocato dello Stato Pampanelli;

ritenuto e considerato quanto segue:

FATTO e DIRITTO

1. - Mediante quattro successivi ricorsi, proposti da cittadini e da associazioni ambientalistiche locali, venivano impugnati vari atti del Comune di Assisi e della Regione Umbria, concernenti il progetto di bonifica delle acque del fiume Chiascio, per la parte relativa alla progettata realizzazione di un depuratore in località Tordandrea di Assisi.

2. - Con l’appellata sentenza n. 460/1998 il T.A.R. per l’Umbria rilevava che l’avversato progetto era stato superato per effetto della sopravvenuta deliberazione della Giunta regionale dell’Umbria 13 ottobre 1993, n. 6990, in base alla quale si prevedeva la realizzazione di un unico depuratore consortile nel Comune di Bastia Umbra; veniva pertanto dichiarata l’improcedibilità degli anzidetti ricorsi, per sopravvenuta carenza di interesse, con compensazione delle inerenti spese, considerato che la menzionata delibera regionale non trovava il proprio antecedente necessario nelle pretese dei ricorrenti, conseguendo piuttosto ad una nuova complessiva rivalutazione del progetto.

3. - Tali determinazioni vengono contestate nell’atto di appello in esame - proposto con atto notificato in data 25 giugno 1999 da alcuni degli originari ricorrenti - sostenendosi che nella specie sussistevano i presupposti per la dichiarazione della cessazione della materia del contendere, ai sensi dell’art. 23, settimo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, con conseguente provvedimento del giudice in ordine alle spese, trattandosi della sopravvenienza di un atto dell’Amministrazione regionale pienamente satisfattivo delle pretese degli istanti, che faceva seguito ad una serie di iniziative anche extragiudiziali intraprese dagli stessi e tenute doverosamente presenti - tra gli altri elementi disponibili - da detta Amministrazione, per cui sussistevano i presupposti per l’applicazione del principio della “soccombenza virtuale”.

4. - La Sezione ritiene che sia fondata la pretesa degli appellanti intesa ad ottenere la rifusione delle spese del giudizio.

4.1. - Come puntualizzato dalla giurisprudenza, la formula – di carattere pretorio – della “improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse” riguarda propriamente le fattispecie in cui l’atto amministrativo impugnato abbia comunque cessato di produrre i suoi effetti, o per il mutamento della situazione di fatto o di diritto presente al momento della presentazione del ricorso, che faccia venir meno l’effetto del provvedimento impugnato, ovvero per la intervenuta adozione, da parte dell’Amministrazione, di un provvedimento idoneo a ridefinire l’assetto degli intereressi in gioco e tale da rendere certa e definitiva l’inutilità della sentenza, ancorché l’atto risulti eventualmente privo di effetto satisfattivo nei confronti del ricorrente (cfr. da ultimo: Cons. Stato, Sez. V, 8 marzo 2006, n. 1223; Sez. IV, 12 dicembre 2005, n. 7039).

4.2. - La “cessazione della materia del contendere”, invece, secondo quanto indicato dalla surrichiamata norma di legge, è una formula che si attaglia specificamente alle ipotesi in cui l’Amministrazione assuma nuove determinazioni per annullare o riformare i provvedimenti impugnati, in senso conforme all’interesse del ricorrente, in modo da soddisfare integralmente l’interesse giuridicamente protetto azionato in giudizio, come risulta in concreto avvenuto nel caso in esame.

4.3. - Il resistente Comune di Assisi, obietta, in proposito, che la succitata delibera regionale n. 6990/1993 non potrebbe considerarsi come diretta conseguenza delle azioni giudiziarie degli odierni appellanti, essendo semmai il frutto di una serie di interventi e di pressioni di altre Autorità che solo indirettamente avrebbero prodotto effetti satisfattori per i predetti appellanti, il che escluderebbe anche l’applicazione del criterio della “soccombenza virtuale”.

4.4. – Tale assunto non appare persuasivo atteso che, da un lato, se è vero che – come emerge dal “documento istruttorio” relativo alla ripetuta delibera n. 6990/1993 – la decisione regionale di riprendere il progetto iniziale di un unico depuratore è stata motivata con riferimento ad una serie di difficoltà insorte nel frattempo ed, in special modo, con riferimento ad un parere della Commissione tecnica scientifica del Ministero dell’ambiente, comunicata con nota del 30 marzo 1993, deve comunque rammentarsi, dall’altro lato, che le azioni a suo tempo intraprese dagli odierni appellanti si imperniavano in effetti proprio su ragioni attinenti alla tutela ambientale, in una zona sottoposta a rigorosa tutela, come quella del Comune di Assisi, e tali ragioni, infine, sono state in concreto riconosciute giustificate dalla stessa Amministrazione regionale, che le ha poste a fondamento delle proprie determinazioni conclusive.

Anche prescindendo, quindi, dalle altre iniziative poste in essere in sede politica ed amministrativa dagli interessati, non sembra ragionevole negare l’esistenza, sul piano formale e sostanziale, di un effettivo nesso tra le azioni in sede giudiziale dei medesimi interessati e la delibera della Regione Umbria che ha posto fine al contenzioso, accedendo a tesi sostenute fin dall’inizio dagli attuali appellanti.

4.5.- In ogni caso, il Collegio rileva che appaiono in effetti condivisibili, in particolare, le doglianze degli odierni appellanti a suo tempo proposte avverso le determinazioni Comunali e regionali volte ad autorizzare un secondo impianto di depurazione nel Comune di Assisi, pur in presenza di una altro progetto (ubicato nel Comune di Bastia Umbra, oggetto di finanziamento FIO pienamente idoneo a soddisfare anche le esigenze del Comune di Assisi). Tali doglianze, infatti, tendevano a porre in luce la palese illogicità della mancata considerazione della esigenza di contenere al massimo interventi del genere, in quanto pregiudizievoli per l’ambiente, in un territorio – come quello di Assisi - soggetto a vincoli di protezione delle bellezze naturali; e ciò senza neppure tener conto della convenienza sul piano tecnico-economico della realizzazione di una stazione di maggiori dimensioni, come già segnalato in sede ministeriale.

La validità di tali censure non poteva, poi, ritenersi vanificata dalle eccezioni delle Amministrazioni resistenti, ed in ispecie del Comune di Assisi, in ordine alla asserita carenza di legittimazione attiva dei ricorrenti, trattandosi di impugnazioni proposte da diversi soggetti, tra cui cittadini residenti nel territorio comunale interessati al progetto ritenuto pregiudizievole; nonché in ordine alla affermata inerenza al merito amministrativo delle censure stesse, atteso che le censure sopra menzionate riguardano propriamente vizi di legittimità delle determinazioni impugnate. Né, infine, potrebbe assumere rilievo determinante la eccezione di tardività   della   impugnazione   di   atti  presupposti   (ed   in

particolare della deliberazione del Consiglio Comunale di Assisi n. 63/1987, relativa alla localizzazione in Assisi dell’impianto progettato) poiché gli atti precedenti hanno comunque formato oggetto di ulteriori valutazioni da parte delle competenti Autorità, mediante l’approvazione degli atti successivi che hanno formato l’oggetto delle tempestive contestazioni dei surricordati cittadini interessati.

5. - Sulla scorta di quanto sopra esposto l’appello deve essere accolto, con conseguente riforma della sentenza di primo grado nella parte che ha disposto la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

6. - Le spese del doppio grado di giudizio, da porre a carico, in solido, della Regione Umbria e del Comune di Assisi, sono liquidate in favore degli appellanti nella misura complessiva di euro dodicimila.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso meglio specificato in epigrafe, accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, condanna la Regione Umbria e il Comune di Assisi a rifondere in favore degli appellanti le spese di ambedue i gradi di giudizio, che liquida in complessivi euro 12.000,00 (dodicimila/00).

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa. 

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 13 febbraio

2007, con la partecipazione di:

Stenio Riccio  - Presidente

Costantino Salvatore  - Consigliere

Luigi Maruotti  - Consigliere

Pier Luigi Lodi Rel. Estensore - Consigliere

Antonino Anastasi  - Consigliere 

     L'ESTENSORE    IL PRESIDENTE

     Pier Luigi Lodi     Stenio Riccio 

IL SEGRETARIO

Rosario Giorgio Carnabuci

    Depositata in Segreteria

           Il 11/04/2007….

(Art. 55, L. 27.4.1982, n. 186)

           Il Dirigente

Dott. Antonio Serraro

- - 

N.R.G. 6803/1999


TRG