REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N.3595/2007

Reg.Dec.

N. 9271 Reg.Ric.

ANNO   2006

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 9271/06, proposto da:

Torrusio Giovanni Battista, rappresentato e difeso dagli avv. Lorenzo Lentini e Bartolo De Vita, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Giuseppe Giuffrè in Roma, viale di Villa Grazioli, n. 13;

contro

Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali della Campania, Direzione Generale per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico di Salerno e Avellino, in persona dei rispettivi legali rappresentanti in carica, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano per legge in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

Comune di Ascea, in persona del sindaco in carica, non costituito in giudizio;

per l’annullamento

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, sezione seconda, 28 aprile 2006, n. 569;

     visto il ricorso in appello, con i relativi allegati;

     visti gli atti di costituzione in giudizio della parte statale appellata;

     visti tutti gli atti della causa;

     relatore all’udienza pubblica del 17 aprile 2007 il consigliere Carmine Volpe, e uditi l’avv. L. Lentini per l’appellante e l’avv. dello Stato Maddalo per la parte statale appellata;

     ritenuto e considerato quanto segue.

FATTO E DIRITTO

     1. Il primo giudice, con la sentenza suindicata, ha respinto tre ricorsi proposti dal signor Giovanni Battista Torrusio.

     Con il primo ricorso, avente il n. 2848/02, venivano impugnati:

     a) il provvedimento del soprintendente regionale per i beni e le attività culturali della Campania 4 giugno 2002, n. 43, che ha dichiarato di interesse particolarmente importante il fabbricato rurale denominato “Masseria Torsiello” e le aree adiacenti, ubicato nel Comune di Ascea e in proprietà del suddetto, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. a), del d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 490;

     b) la nota del soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico di Salerno e Avellino n. 14552 in data 18 aprile 2002;

     c) la relazione storico-artistica posta a base del detto provvedimento n. 43/2002 e notificata unitamente allo stesso;

     d) qualsiasi altro atto che sia o possa considerarsi presupposto e conseguenza degli atti predetti e che con gli stessi sia comunque in rapporto di correlazione;

     e) tutti gli atti presupposti, collegati, connessi e consequenziali.

     Con il secondo ricorso, avente il n. 3610/03, venivano impugnati:

     a) il provvedimento del soprintendente regionale per i beni e le attività culturali della Campania 16 settembre 2003, n. 211, con cui i terreni circostanti la detta masseria sono stati sottoposti a vincolo indiretto, in parte di inedificabilità assoluta e in parte di edificabilità relativa con altezza massima al colmo pari a 7 metri, nonché tipologia edilizia e materiali tradizionali, ai sensi dell’art. 49 del d.lgs. n. 490/1999;

     b) il provvedimento di delega del direttore generale per i beni architettonici e per il paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali in data 8 giugno 2001;

     c) la nota del soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico di Salerno e Avellino n. 7520 in data 4 marzo 2003, di proposta di emanazione dei provvedimenti di tutela vincolistica;

     d) la relazione tecnica scientifica, notificata insieme al detto provvedimento n. 211/2003;

     e) tutti gli atti connessi, collegati e consequenziali.

     Con il terzo ricorso, avente il n. 158/05, venivano impugnati:

     a) il provvedimento del responsabile del settore tecnico del Comune di Ascea 31 dicembre 2004, n. 17370, con cui, in forza del citato provvedimento n. 211/2003, si è negato il permesso di costruire, richiesto dal ricorrente con istanza presentata il 28 novembre 2001 (con il n. 13586), relativamente alla realizzazione di immobili a carattere residenziale e commerciale sull’area oggetto del vincolo indiretto;

     b) gli atti presupposti già censurati con i precedenti ricorsi.

     2. La sentenza viene appellata dal signor Torrusio per i seguenti motivi:

     A) sul vincolo diretto (ricorso di primo grado n. 2848/02):

     1) error in iudicando; violazione di legge [art. 2, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 490/1999]; difetto di motivazione e di istruttoria; illogicità; violazione del principio di proporzionalità;

     B) sul vincolo indiretto (ricorso di primo grado n. 3610/03):

     2) error in iudicando; violazione di legge (art. 49 del d.lgs. n. 490/1999); errore di fatto; difetto di istruttoria e di motivazione;

     3) error in iudicando; violazione di legge (art. 49 del d.lgs. n. 490/1999); eccesso di potere (difetto di istruttoria, del presupposto e di motivazione; erroneità; travisamento; iniquità; arbitrarietà; sviamento);

     4) error in iudicando; violazione di legge (artt. 6, 7 e 49 del d.lgs. n. 490/1999 in relazione all’art. 13 del d.p.r. 29 dicembre 2000, n. 441); incompetenza;

     C) sul diniego di costruire (ricorso di primo grado n. 158/05):

     5) error in iudicando; violazione di legge (artt. 10, 11, 12 e 13 del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380 in relazione alla decisione di questa sezione 20 ottobre 2004, n. 6907).

     La parte statale appellata si è costituita in giudizio, resistendo al ricorso in appello.

     3.1. Il signor Torrusio è proprietario di un’area di oltre 20.000 mq. edificabile, in quanto avente destinazione C1 secondo il piano regolatore generale vigente. Siffatta area è delimitata dal rilevato ferroviario della linea Battipaglia-Reggio Calabria, che la separa da un complesso immobiliare denominato “Masseria Torsiello”, risalente al XVIII secolo e in proprietà del medesimo. La masseria ha una corte antistante e aree esterne di circa 16.000 mq., che, secondo il detto piano regolatore, ricadono in zona agricola. Sul versante opposto l’area edificabile del signor Torrusio è delimitata dalla strada provinciale denominata “Marina”.

     Il signor Torrusio, in data 28 novembre 2001, presentava istanza di rilascio di concessione edilizia per la realizzazione di un complesso di unità immobiliari e, a tal fine, otteneva dal Comune di Ascea l’autorizzazione paesistica n. 2723 in data 29 gennaio 2002. Questa, tuttavia, veniva annullata dal competente soprintendente con provvedimento in data 12 marzo 2002, anteriore agli atti impugnati in primo grado, che gli precludeva il rilascio del permesso di costruire.

     Il signor Torrusio impugnava il detto provvedimento di annullamento innanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, il quale, con sentenza della sezione seconda 7 ottobre 2003, n. 951, respingeva il ricorso. La sentenza veniva però annullata da questa sezione, con decisione n. 6907/2004, che, annullando l’atto di annullamento, comportava la reviviscenza dell’autorizzazione paesistica emessa dal Comune di Ascea.

     Con il primo provvedimento soprintendentizio in data 4 giugno 2002, impugnato in primo grado, il complesso rurale denominato “Masseria Torsiello” veniva dichiarato di interesse particolarmente importante e sottoposto a tutte le disposizioni di tutela di cui al d.lgs. n. 490/1999. Era quindi imposto un vincolo diretto sul fabbricato, sulla corte annessa e sull’area contigua di 16.000 mq. (ricadente in zona E del piano regolatore generale). Nella relazione storico artistica, richiamata nel provvedimento e posta a fondamento dell’imposizione del vincolo, la Soprintendenza specifica che “l’importanza del complesso è dovuta al fatto che all’interno sono conservati gli ambienti con i manufatti peculiari legati alla loro destinazione d’uso”. Nella specie, “la macina con vasca in muratura a blocchi circolari e con la ruota in pietra” e “il torchio e le botole per la raccolta dell’olio”; tutti conservati all’interno della costruzione.

     L’oggetto della specifica tutela storico-artistica viene individuato dalla Soprintendenza negli interni della masseria e nelle attrezzature, ivi rinvenute, testimonianza della cultura rurale del XVIII secolo.

     La sezione ritiene la fondatezza del primo motivo del ricorso in appello.

     E’ del tutto illogico e sproporzionato, una volta considerata l’importanza del complesso per il fatto che all’interno sono conservati gli ambienti con i manufatti peculiari legati alla loro destinazione d’uso, estendere il vincolo oltre che al fabbricato anche alla corte annessa allo stesso e all’area contigua di 16.000 mq.. Con la conseguenza che le esigenze di tutela del bene culturale non risultano per nulla proporzionate, logiche e ragionevoli in rapporto al corrispondente sacrificio imposto alla proprietà privata.

     Le ragioni di tutela paesistica delle bellezze naturali di insieme, richiamate nella citata relazione a ulteriore fondamento dell’imposizione del vincolo (l’esistente edificazione continua “mortifica fortemente i tratti distintivi che sono alla base di una delle motivazioni per cui l’area è sottoposta alle disposizioni di tutela”), esulano dalle diverse esigenze di tutela dei beni culturali, i quali, tra l’altro, costituiscono beni individui.

     3.2. Con il provvedimento soprintendentizio in data 16 settembre 2003, impugnato in primo grado, è stato imposto un vincolo indiretto (ai sensi dell’art. 49 del d.lgs. n. 490/1999) nell’area edificabile di oltre 20.000 mq. di cui si è detto; vincolo consistente nell’inedificabilità assoluta per una fascia di 80 metri (40 metri su ogni lato del viale centrale che conduce alla masseria attraverso il sottopasso ferroviario), nonché, nelle aree residue, nell’impossibilità di costruire per un’altezza superiore a 7 metri e nell’obbligo di utilizzo di materiali di costruzione tradizionali. Ciò al fine di salvaguardare l’integrità della masseria e le sue condizioni di prospettiva, luce, visibilità, cornice ambientale e decoro.

     Nella relazione tecnico-scientifica, parte integrante del provvedimento e fondamento dell’imposizione del vincolo:

     a) viene evidenziata la necessità di “garantire la conservazione della visione, della fruizione, dell’integrità nonché delle condizioni ambientali e di decoro che connotano l’edificio”;

     b) si parla di uno scenario, nel quale si trovano le mura del fabbricato della masseria, “apparentemente non intaccato dalla presenza del rilevato ferroviario della linea Salerno-Reggio Calabria”;

     c) si dice che <<è possibile ammirare questo scenario dalla percorrenza della “strada comunale della marina” sulla quale, numerosi punti di vista, consentono anche all’osservatore occasionale considerazioni estetiche e tradizionali del “luogo”>>.

     La sezione ritiene la fondatezza del secondo motivo del ricorso in appello.

     La situazione rappresentata dall’amministrazione statale a giustificazione dell’apposizione del vincolo indiretto non è corrispondente a quella reale.

     Il rilevato ferroviario, alto quasi 5 metri, costituisce una linea di demarcazione e di confine tra la masseria e le aree circostanti, sottoposte al vincolo diretto, e i terreni oggetto del vincolo indiretto.

     Inoltre, dalla consulenza tecnica di ufficio, svolta nel giudizio di primo grado, è emerso che:

     - i convogli ferroviari nella loro corsa percorrono il paesaggio, riducendone la scala di fruizione a valori minimi (nel corso dei due sopralluoghi effettuati in presenza del consulente tecnico di parte risultano transitati quattro convogli ferroviari ogni ora, ognuno con almeno venti vagoni);

     - la percezione del manufatto della masseria dalla strada della Marina è nitida e ben visibile “ma del solo secondo impalcato (piano nobile) e dei displuvi dei tetti, per la presenza forte del rilevato ferroviario in primo piano”.

     Di qui l’inconsistenza di due rilevanti presupposti posti a fondamento del vincolo indiretto; quali lo scenario non intaccato dalla presenza del detto rilevato ferroviario, che invece riduce notevolmente la fruizione del bene sottoposto a vincolo diretto, e la possibilità di ammirare lo scenario dalla strada della Marina, limitata soltanto al piano nobile e ai tetti del fabbricato facente parte della masseria.

     Siffatte circostanze sono di per sé sufficienti a comportare l’illegittimità del vincolo indiretto, per la sola circostanza che, se esse fossero state considerate dall’amministrazione titolare del potere di imposizione del vincolo, avrebbero potuto escludere l’esercizio del potere stesso o avrebbero potuto dar luogo a una limitazione meno estesa e invasiva del diritto di proprietà.

     3.3. All’illegittimità del provvedimento soprintendentizio in data 16 settembre 2003 consegue l’illegittimità del provvedimento comunale in data 31 dicembre 2004, impugnato in primo grado, che ha negato il permesso di costruire richiesto dall’appellante solo sulla base dell’esistenza del vincolo indiretto.

     4. Il ricorso in appello, pertanto, con l’assorbimento delle altre censure dedotte, deve essere accolto e, in riforma della sentenza impugnata, i ricorsi di primo grado vanno accolti e i provvedimenti impugnati annullati. Le spese del doppio grado del giudizio, sussistendo giusti motivi, possono essere compensate nei confronti del Comune di Ascea, mentre, liquidate come da dispositivo, vanno poste a carico della parte statale soccombente.

Per questi motivi

     il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta:

     a) accoglie il ricorso in appello;

     b) in riforma della sentenza impugnata, accoglie i ricorsi di primo grado e annulla i provvedimenti impugnati;

     c) compensa le spese del doppio grado del giudizio nei confronti del Comune di Ascea e condanna la parte statale appellata al pagamento, in favore dell’appellante, delle spese stesse che si liquidano in complessivi euro seimila/00;

     d) ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

     Così deciso in Roma il 17 aprile 2007 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, in camera di consiglio, con l’intervento dei signori:

Giovanni Ruoppolo   presidente

Carmine Volpe   consigliere, estensore

Paolo Buonvino   consigliere

Lanfranco Balucani   consigliere

Domenico Cafini   consigliere 

Presidente

GIOVANNI RUOPPOLO

Consigliere       Segretario

CARMINE VOLPE    GIOVANNI CECI 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA 

il....25/06/2007

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Il Direttore della Sezione

MARIA RITA OLIVA 
 
 
 
 
 

CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) 

Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa  

al Ministero.............................................................................................. 

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 

                                    Il Direttore della Segreteria

 

N.R.G. 9271/2006


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