REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N.6672/2007

Reg.Dec.

N. 4932 Reg.Ric.

ANNO   2006

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 4932/2006 proposto dal Comune di Barcis, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti. Francesco Longo e Federico Bianca, elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in Roma, viale delle Milizie 9;

c o n t r o

– la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Beatrice Croppo dell’Avvocatura della Regione, con domicilio eletto presso l’ufficio distaccato della Regione Friuli Venezia Giulia in  Roma, Piazza Colonna 355;

nei confronti

dei Comuni di Cimolais, Claut, Andreis, Montereale Valcellina, Erto e Casso, in persona dei rispettivi Sindaci p.t., non costituiti in giudizio;

per la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia n. 1076 del 16 dicembre 2005.

     Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;

     Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata;

     Visti gli atti tutti della causa;

     Relatore all’udienza del 6 novembre 2007 il Consigliere Francesco Bellomo e uditi l’avv. Manzi per delega dell’avv. Longo e l’avv. Crucil per delega dell’avv. Croppo;

     Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:

F A T T O

     1.  Con  ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia il Comune di Barcis domandava l'annullamento della deliberazione della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia n. 1574 del 18.6.2004, avente ad oggetto: “L.R. 64/1986 art. 1 e art. 9. Ord. P.C.M. 3090/2000 e seguenti e L. 365/2000. Piano degli interventi straordinari, inderogabili e prioritari: tabella 5r2, punto 300-bis : interventi di ripristino dell'officiosità dei corsi d' acqua”.

     A fondamento del ricorso, premesso che il territorio comunale di Barcis (Pordenone) è caratterizzato dall’attraversamento del torrente Cellina, il quale – sbarrato da una diga che dà luogo ad un lago artificiale –  presenta un problema di eccessivo “inghiaiamento” che concorre a determinare, in caso di eventi meteorici di una certa consistenza, fenomeni esondativi anche di notevole gravità (riguardanti, in particolare, l’importante “strada statale 251”), e comporta – non esistendo un valido collegamento viario alternativo a quello che attraversa l’abitato di Barcis – problemi legati alla viabilità (in particolare per il transito dei mezzi pesanti adibiti al trasporto a valle della ghiaia risultante dalla attività di bonifica del Cellina), avverso la delibera regionale che revocava quella n. 1693 del 30.5.2003, deduceva plurime censure di violazione di legge ed eccesso di potere.

     Si costituiva in giudizio per resistere al ricorso la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

     Con sentenza n. 1076 del 16 dicembre 2005 il TAR rigettava il ricorso

     2.  La sentenza è stata appellata dal Comune di Barcis, che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado. Si è costituita per resistere all’appello la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

     La causa è passata in decisione alla pubblica udienza del 6 novembre 2007.

D I R I T T O

     1. L’appello è infondato.

     2. La sentenza appellata ha respinto i due motivi del ricorso, con cui si censurava il provvedimento impugnato sotto il profilo dell’erronea valutazione della situazione di fatto e delle soluzioni tecniche adottate dalla Regione, nonché per violazione del principio di leale collaborazione.

     Il giudice di primo grado premetteva un articolato excursus del procedimento amministrativo, come emergeva dagli atti ed in particolare dalla delibera impugnata, che è utile riproporre per un corretto inquadramento dei motivi di gravame.

     3. Con decreto n. 907/DRPC/2000 del 7 novembre 2000 dell’Assessore regionale alla protezione civile, d‘intesa con il Presidente della Giunta regionale, è stato dichiarato lo stato di emergenza nelle province di Pordenone, Udine e Gorizia, in conseguenza delle intense ed eccezionali precipitazioni dei giorni 3, 4 e 6, 7 novembre 2000.

     Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con decreti in data 10 novembre 2000 e 15 dicembre 2000, dichiarava lo stato di emergenza nei territori della Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia colpiti dagli eventi alluvionali suddetti.

     Con ordinanze n. 3090 di data 18 ottobre 2000, n. 3092 di data 27 ottobre 2000, n. 3093 di data 08 novembre 2000, n. 3095 di data 23 novembre 2000, il Ministro dell'Interno delegato per il coordinamento della protezione civile emanava disposizioni urgenti di protezione civile in conseguenza degli eventi alluvionali dei mesi di settembre, ottobre e novembre 2000 che avevano interessato diverse regioni italiane, tra cui, come si è visto,  il Friuli Venezia Giulia.

     Con  deliberazione della Giunta regionale  n. 127 di data 19 gennaio 2001 è stato approvato il Piano di interventi straordinari nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a seguito degli eventi alluvionali del mese di novembre 2000.

     Con  deliberazione della Giunta regionale n. 370 di data 12 febbraio 2001 è stata approvata un’integrazione dello stesso Piano degli interventi straordinari nella Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia a seguito degli eventi alluvionali del mese di novembre 2000.

     Con ordinanza n. 3110 del 1° marzo 2001 del Ministro dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile, sono state adottate ulteriori disposizioni urgenti di protezione civile in conseguenza degli eventi alluvionali dei mesi di settembre, ottobre e novembre 2000 ed altre misure di protezione civile.

     Con deliberazione G.R. n. 1021 di data 30 marzo 2001 sono stati approvati:

     Con ordinanza n. 3135 del 10 maggio 2001 del Ministro dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile sono state adottate: “Ulteriori disposizioni urgenti di protezione civile per il proseguimento degli interventi di superamento dell’emergenza nelle regioni colpite dagli eventi alluvionali dell’autunno 2000 ed altre misure di protezione civile”.

     Con deliberazione G.R. n. 2309 di data 13 luglio 2001 sono stati approvati:

     Con  la deliberazione G.R. n. 302 di data 08.02.2002 venivano  approvate le rimodulazioni previste dal Servizio tecnico scientifico e di pianificazione e controllo della Direzione regionale della protezione civile con relazione di data 21 gennaio 2002, dei primi interventi previsti nel Piano di interventi straordinari inderogabili e prioritari, finanziati ai sensi delle Ordinanze ministeriali n. 3110/2001 e n. 3135/2001.

     Con ordinanza n. 3191 di data 28 marzo 2002 del Ministro dell'Interno delegato per il coordinamento della protezione civile si disponeva la modifica dei commi 1 e 2 dell'articolo 2 dell'Ordinanza n. 3135/2001, prevedendo un nuovo riparto dei fondi assegnati alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per gli anni 2002, 2003 e 2004.

     Con la deliberazione G.R. n. 2805 di data 6 agosto 2002 sono stati approvati:

     Con la deliberazione G.R. n. 1693 del 30 maggio 2003 è stata approvata la relazione del Servizio tecnico scientifico e di pianificazione e controllo della Direzione regionale della protezione civile di data 21 maggio 2003, con particolare riguardo alla rimodulazione di alcune opere.

     In particolare, la Tabella 5R2 approvata con la predetta deliberazione n. 1693/2003, riguardava gli interventi finanziati con l’Ordinanza n. 3135/2001 del Ministro dell’interno delegato per il coordinamento della protezione civile: il punto 300 bis della menzionata Tabella 5R2 prevedeva il ripristino dell’officiosità dei torrenti Cellina e Cimoliana e la realizzazione di una viabilità alternativa in destra lago di Barcis e per l’accesso alla zona golenale del Cellina, in Comune di Montereale Valcellina.

     In merito alle opere accessorie di viabilità, si legge nell’atto impugnato che nel periodo successivo all’approvazione della DGR 1693/2003 l’Amministrazione regionale ha voluto tenere in giusta considerazione anche alcune perplessità giunte da varie componenti della realtà locale circa l’impatto ambientale di talune scelte, onde, a seguito di un’approfondita analisi, nel gennaio del 2004 la Conferenza dei Servizi approvava un nuovo progetto con l’accordo di tutti gli Enti interessati: l’accordo prevedeva, in particolare, sempre la realizzazione del ponte sul lago a monte della diga dell’Edipower (come già previsto nella DGR 1693/2003), l’utilizzo della viabilità esistente in destra lago ed il relativo collegamento alla Strada statale n. 251 della Val Cellina, anziché attraverso la pista provvisoria, grazie ad un intervento di consolidamento del terrapieno di Ponte Antoi.

     Sotto tali profili, il nuovo progetto superava quello cui faceva riferimento la precedente deliberazione n. 1693/2003 e, in funzione di una nuova deliberazione di Giunta regionale che recepisse tali variazioni, la Protezione Civile della Regione, in data 6 febbraio 2004, esperiva una ricerca di mercato, denominata gara esplorativa, con il duplice scopo di verificare la fattibilità tecnica e soprattutto economica dell’intervento, che avrebbe potuto essere realizzato solo grazie alla compensazione tra il costo delle opere accessorie di viabilità ed il valore delle ghiaie estratte.

     Con  la nota di data 17 febbraio 2004, trasmessa dal Comune di Barcis, per mezzo dei propri Legali, alla Protezione civile della Regione, alla Direzione regionale dell’Ambiente e dei Lavori pubblici, al Servizio della VIA della Direzione regionale dell’Ambiente e dei Lavori pubblici, alla Direzione regionale delle Risorse agricole, naturali e forestali, Ispettorato di Pordenone, alla Direzione regionale della Pianificazione territoriale, delle Mobilità ed Infrastrutture e dei Trasporti, ed al Servizio per la tutela degli ambiti naturali e della fauna,  il Comune evidenziava che: “l’intervento in questione non presenta nella maniera più assoluta i caratteri di urgenza richiamati dalle ordinanze e dalle normative di riferimento e da altre collegate, in quanto da un lato l’intervento effettivamente urgente è stato già realizzato mediante l’asportazione di 200.000 mc di materiale d’alveo eseguita dalla Ravanelli S.p.A., di cui alla nota regionale dd. 8.4.2003, e dall’altro lato basta considerare la tempistica degli interventi, l’oggetto delle prestazioni nel corso del tempo e la struttura stessa della lettera d’invito per comprendere che “l’urgenza” idonea a giustificare la prospettata procedura non sussiste” ed intimava alla Protezione civile di sospendere immediatamente la procedura di gara esplorativa sopra menzionata.

     Con la nota della Protezione civile regionale, prot. PC/1782/OPI/ cod.3.05 del 18 febbraio 2004, si prendeva atto della “volontà, evincibile dalla nota 17 febbraio 2004, del Sindaco di Barcis e del Comune di Barcis di riaffermare rispettivamente la propria qualità di autorità comunale di protezione civile, ai sensi dell’articolo 15 della Legge n. 225/1992, e la propria qualità di Ente di base per la protezione civile, con riguardo al territorio di propria competenza, ai sensi dell’articolo 7 della Legge regionale n. 64/1986” e comunicava che, alla luce di tali premesse, la procedura di gara esplorativa veniva sospesa a decorrere dallo stesso 18 febbraio 2004.

     Successivamente, il Comune di Barcis, con nota prot. n. 740 del 10 marzo 2004, manifestava l’esigenza di un intervento sul Torrente Cellina sostanzialmente diverso da quelli – relativi al verificarsi di situazioni di emergenza o all’atto del loro insorgere – di competenza della Protezione civile della Regione ai sensi della L.R. 64/1986 e difforme altresì sia dal progetto approvato dalla DGR 1693/2003 che da quello approvato dalla Conferenza dei Servizi del gennaio 2004:  l’opera descritta dal Comune di Barcis consisteva, infatti, nell’asporto di 140.000 mc di ghiaia, quantitativo limitato, di per sé non funzionale al ripristino dell’officiosità idraulica del Torrente Cellina (stante il relativo sovralluvionamento dovuto al decorso degli anni) e comunque tale da non richiedere l’effettuazione di opere accessorie di viabilità: il cui costo, in ogni caso, non sarebbe stato sostenibile perché non compensabile con il valore di siffatta quantità di ghiaia (cfr.: punto n. 20 e successivi capoversi a pag. 4: “vista la relazione tecnico idraulica predisposta nel mese di marzo 2004 da tecnici di fiducia dell’Amministrazione comunale di Barcis dalla quale si evince che l’asporto di un volume di 141.000 mc di materiale in concomitanza con quello in atto ad opera della protezione civile, è di sicura utilità in quanto permette di differire nel tempo l’aggravarsi delle condizioni …; il periodo di tempo nel quale si presume un miglioramento delle condizioni di sicurezza non potrà essere superiore ai 2 massimo 3 anni nel corso dei quali si dovranno mettere in atto misure di più ampio respiro. … un primo intervento atto ad eliminare l’incombente situazione di emergenza può essere rappresentato da un’attività di sghiaiamento di circa 140.000 mc di ghiaia …, quale attività che in relazione alla succitata urgenza si pone prioritariamente rispetto alla realizzazione anche della viabilità alternativa sulla cd. Destra lago”.

     Con la nota prot. PC/3026/OPI cod.3.05 del 16 marzo 2004, la Protezione civile della Regione prendeva atto del menzionato ufficiale orientamento, assunto dal Comune di Barcis nella sua veste istituzionale di Autorità locale di protezione civile, evidenziava la propria competenza e disponibilità “ad intervenire unicamente in situazioni di emergenza o all’atto dell’insorgere di situazioni di emergenza ai sensi della L.R. 64/86” in vigenza della L.R. 16/2002, poiché “gli interventi, prefigurati da codesto Comune nella nota di data 10.03.2004, rientrano nell’ambito dell’ordinaria gestione del demanio idrico regionale demandato alla Direzione centrale dell’Ambiente e dei Lavori pubblici”.

     Con la nota prot. 4016/GAB/1.4.1/1-24 trasmessa all’Amministrazione comunale di Barcis dal Presidente della Regione il 1° giugno 2004, si ribadivano le menzionate precisazioni della Protezione civile della Regione.

     Con le note del 20 e 28 aprile e del 6 maggio 2004, il Comune di Barcis, tramite i propri Legali, ribadiva i contenuti espressi nelle precedenti comunicazioni del 17 febbraio 2004 e del 10 marzo 2004, e manifestava nuovamente l’esigenza della realizzazione di un intervento di rimozione di 140.000 mc di materiale dal Torrente Cellina, che definiva come prioritario rispetto ad ulteriori successive e più articolate opere dirette al ripristino dell’officiosità del corso d’acqua.

     Con la deliberazione G.R. n. 3701 del 24 novembre 2003,  veniva riformato l’Ordinamento e all’organizzazione degli Uffici regionali.

     A mente di questa deliberazione, a decorrere dal 5 dicembre dello stesso anno, nell’ambito del complessivo riassetto dell’apparato amministrativo regionale, si sono individuate, nelle direzioni provinciali dei lavori pubblici, le strutture competenti all’esercizio delle funzioni di cui alla L.R. 16/2002 in materia di difesa del suolo e gestione del demanio idrico. Articolo 104 lett. J DGR 3701/2003: ”Le direzioni provinciali dei lavori pubblici: …provvedono alla progettazione ed alla realizzazione dei lavori e delle opere di sistemazione idraulica di qualsiasi natura sulla rete idrografica di competenza e delle opere di carattere idraulico di prevenzione di calamità naturali, ferme restando le attribuzioni della Protezione civile della Regione in materia di intervento ai sensi della legge regionale 31 dicembre 1986, n. 64”. Articolo 106, lett. C) DGR 3701/2003: ”Il Servizio dell’Idraulica [della Direzione dell’Ambiente] provvede, anche in collaborazione con le Direzioni provinciali dei lavori pubblici, alla progettazione, all’approvazione ed all’affidamento dei lavori e delle opere di sistemazione idraulica di qualsiasi natura sulla rete idrografica del territorio regionale e delle opere di carattere idraulico di prevenzione di calamità naturali,ferme restando le attribuzioni della Protezione civile della Regione in materia di intervento ai sensi della legge regionale 31 dicembre 1986,n. 64”).

     Pertanto – si legge sempre nella deliberazione impugnata –  nel rispetto del quadro delle competenze amministrative disegnato dalla citata Deliberazione n. 3701/2003, la realizzazione di interventi di carattere ordinario sui corsi d’acqua, non correlati al verificarsi di situazioni di emergenza o all’atto del loro insorgere, è stata attribuita ad Organi diversi dalla Protezione civile regionale, con conseguente necessità di rivedere il contenuto della predetta deliberazione n. 1693/2003, onde attuare gli strumenti tecnici e procedurali più efficaci affinché le menzionate esigenze del Comune di Barcis potessero essere soddisfatte.

     Di qui la necessità di provvedere in ordine al procedimento di gara esplorativa, attualmente sospeso, per non aggravarlo ulteriormente e per garantire, anche nell’interesse delle Ditte partecipanti, la certezza delle determinazioni della pubblica Amministrazione.

     Con la relazione predisposta dalla Protezione civile della Regione in data 15 giugno 2004, si evidenziavano le succitate problematiche relative alla realizzazione dell’intervento di ripristino dell’officiosità dei torrenti Cellina e Cimoliana, di cui al punto 300 bis della menzionata Tabella 5R2 approvata con la delibera n. 1693/2003;  problematiche che riguardavano:

     1. il rispetto del riassetto delle competenze regionali, in vigenza della L.R. 16/2002, delineate dagli articoli 104 e 106 della DGR n. 3701/2003;

     2. le valutazioni tecniche del Comune di Barcis, come prima Autorità di protezione civile sul territorio, in ordine all’assoluta insussistenza delle condizioni di urgenza, nonché alle caratteristiche, alla consistenza ed alle modalità realizzative dell’intervento (come da nota dei legali del Comune di Barcis del 17 febbraio 2004, punto n. 2);

     3. la considerazione che l’effettuazione di un’opera dotata delle caratteristiche prefigurate dall’Amministrazione comunale di Barcis, vale a dire uno sghiaiamento di 140.000 metri cubi, di cui alla nota comunale prot. 740 del 10 marzo 2004, non giustificava funzionalmente e non copriva finanziariamente la realizzazione delle opere accessorie approvate dalla DGR n. 1693/2003;

     4. la constatazione che l’intervento di sghiaiamento già effettuato dalla Protezione civile della Regione, realizzato mediante l’asportazione di 2000 metri cubi di materiale d’alveo, eseguito dall’impresa Ravanelli S.p.A. e concluso nel marzo 2004, si era dimostrato efficace nel garantire un soddisfacente livello di sicurezza, come comprovato dai recenti eventi meteorologici dei primi giorni di maggio 2004.

     Il predetto mutamento delle condizioni di fatto e di diritto rendeva, allo stato attuale, non più realizzabile l’intervento sul corso d’acqua così come delineato nella DGR 1693/2003.

     La Giunta regionale, pertanto, riteneva di abrogare il Punto n. 300bis della Tabella 5R2 approvata con la deliberazione della Giunta regionale n. 1693 del 30 maggio 2003, facente parte del Piano per gli interventi straordinari, inderogabili e prioritari di cui alla L.R. 64/1986 ed alle Ordinanze n. 3090/2000 e seguenti del Ministro per l’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile.

     In vigenza della L.R. 16/2002 ed a mente delle disposizioni organizzative dettate dalla DGR 3701/2003, gli interventi ordinari sui corsi d’acqua, non correlati al verificarsi di situazioni di emergenza o all’atto del loro insorgere, competevano alla Direzione centrale dell’Ambiente e dei Lavori pubblici, anche in collaborazione con le Direzioni provinciali dei Lavori pubblici.

     La Giunta riteneva, altresì, di demandare a successiva deliberazione le determinazioni sul riutilizzo delle riserve finanziarie resesi disponibili, pari a 2.499.728,81 Euro, nell’ambito della complessiva rimodulazione degli interventi previsti dal suddetto Piano.

     La Giunta regionale, all’unanimità, deliberava (come già detto):

     Art. 1) Di abrogare, per i motivi indicati in premessa, il Punto n. 300bis della Tabella 5R2 approvata con la Deliberazione della Giunta regionale n. 1693 del 30 maggio 2003, facente parte del Piano per gli interventi straordinari, inderogabili e prioritari di cui alla L.R. 64/1986 ed alle Ordinanze n. 3090/2000 e seguenti del Ministro per l’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile.

     Art. 2) Di demandare a successiva deliberazione le determinazioni sulle risorse finanziarie resesi disponibili, pari a 2.499.728,81 Euro, nell’ambito della complessiva rimodulazione degli interventi previsti dal suddetto Piano.

     4.  Analizzando tale iter procedimentale e le motivazioni offerte dalla Regione il TAR ha ritenuto il provvedimento immune dai vizi di eccesso di potere denunziati, escludendo che le valutazioni tecniche effettuate fossero superficiali o irragionevoli, essendo viceversa il frutto di un’istruttoria completa ed approfondita, e con essa coerenti. Sotto altro aspetto ha ritenuto che la Regione avesse rispettato il principio di leale collaborazione, avendo attivato e curato nel procedimento un costante dialogo con il Comune di Barcis e tenuto conto – nei limiti imposti dai referenti di fatto e di diritto della situazione – delle esigenze da esso rappresentate.

     Obietta l’appellante che detta decisione è erronea sotto entrambi i profili.

     Con il primo motivo di gravame lamenta che il giudice di primo grado si è fermato ad una valutazione estrinseca del provvedimento, invocando limiti al sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità tecnica oramai superati dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (a partire dalla pronuncia n. 601/99), che ammette un giudizio di attendibilità sulle scelte tecniche, veicolato dalla consulenza tecnica, quanto mai utile nel caso in oggetto.

     Con il secondo motivo di gravame lamenta che il giudice di primo grado ha svalutato il principio di leale collaborazione, riducendolo alla semplice partecipazione al procedimento, dovendosi lo stesso esprimere, invece, nella partecipazione alla decisione.

     5. Entrambi i motivi sono infondati.

     5.1 Quanto al primo va osservato che il Collegio condivide l’orientamento più recente, peraltro non pacifico, che vuole ampliato il sindacato sulla discrezionalità tecnica in ragione della sua appartenenza – non già alla discrezionalità amministrativa bensì – al giudizio tecnico discrezionale, caratterizzato dalla natura complessa dei fatti da accertare, ovvero dalla natura incerta delle regole di valutazione.

     Detto orientamento va, anzi, ribadito con specifico riguardo alla struttura logica dell’azione amministrativa autoritativa (norma - potere - effetto), in ragione della quale l’amministrazione, nel perseguimento dell’interesse pubblico, ha il potere di applicare la norma di legge al caso concreto, sia sotto il profilo dell’interpretazione della fattispecie astratta, che sotto quello dell’accertamento dei fatti in essa sussumibili.

     Allorquando la norma prenda in considerazione fatti il cui accertamento richieda l’impiego di regole extragiuridiche spetta all’amministrazione la loro applicazione e, dunque, ove queste consistano in leggi di carattere relativo, la scelta tra le varie soluzioni prospettabili.

     Ma, per converso, traducendosi questo potere, come visto, pur sempre nell’applicazione della norma di legge, il suo cattivo esercizio si risolve in un vizio di legittimità del provvedimento, e non può non essere sindacabile sotto il profilo dell’adozione della regola o del modo di formazione del giudizio tecnico.

     Il limite a siffatto sindacato risiede nel divieto di sostituzione del giudice (con l’ausilio del consulente tecnico) all’amministrazione. Nel modello teorico sopra delineato ciò significa che al giudice non è consentito di controllare l’intrinseca validità del risultato, cioè del giudizio tecnico formulato dall’amministrazione, che implicherebbe la neutralizzazione del potere di applicazione delle regole extragiuridiche attribuito dalla legge all’amministrazione ed, in definitiva, il sovvertimento dell’essenza (non meno che l’attività di ponderazione degli interessi) della funzione pubblica.

     La linea di confine è data dalla natura della regola extragiuridica. Quanto il tasso di relatività della stessa, ovvero l’impossibilità di accertare tutti gli elementi di fatto che presiedono alla sua applicazione, è tale da rendere il giudizio opinabile, il sindacato di attendibilità non può avere natura intrinseca, traducendosi altrimenti in una valutazione sulla condivisibilità della scelta dell'amministrazione.

     Nella vicenda in esame è pacifico che l’acquisizione e la valutazione dei fatti lasciava ampi spazi di incertezza su quale fosse la soluzione preferibile, sicché correttamente il giudice di primo grado ha verificato che l’attività della Regione fosse stata rispettosa – in sede istruttoria e decisoria – dei parametri di buona amministrazione nel governo delle operazioni tecniche, senza spingersi a valutare l’intrinseca attendibilità delle valutazioni formulate, che, pur astrattamente ammissibile, qui avrebbe condotto alla sovrapposizione del suo giudizio a quello della Regione.

     Viceversa, ciò che l’appellante esplicitamente invoca (contrapponendo la lettura della situazione offerta dal Comune a quella effettuata dalla Regione e ritenendo necessaria la nomina di un consulente tecnico “in grado di formulare, in termini univoci, le valutazioni tecniche” che vedevano su  posizioni diverse i due enti), è proprio la revisione della scelta tra le due soluzioni prospettate nel procedimento amministrativo, mercé un’indagine che – formalmente ispirata all’orientamento giurisprudenziale di apertura – vada ad affermare che la soluzione del Comune, e non già quella della Regione, era la più adeguata alla situazione.

     5.2 Con riguardo al secondo motivo di appello il Collegio ritiene che la doglianza sia piuttosto generica, sostanziandosi in definitiva nell’assumere come postulato del principio di leale collaborazione il coinvolgimento nella decisione amministrativa – mercé intesa formale – dell’ente istituzionale i cui interessi siano da essa toccati, senza contestare gli elementi da cui il giudice di primo grado ne ha desunto il rispetto.

     E’ indiscusso che la competenza all’approvazione del “Piano degli interventi straordinari, inderogabili e prioritari” ed alle relative modifiche spetti alla Regione Friuli Venezia Giulia, ai sensi dell’ordinanza n. 3090/00 della Presidenza del Consiglio.

     Premesso che il principio di leale collaborazione non può esprimersi – in difetto di previsioni normative – nel vincolare l’ente titolare della competenza (che non viene condivisa sol perché siano coinvolti gli interessi di un altro soggetto dotata di autonomia costituzionalmente riconosciuta) a porre in essere atti formali di codecisione, lo stesso deve ritenersi assolto allorquando il procedimento amministrativo sia complessivamente fondato sulla logica della cooperazione.

     L’obiezione secondo cui, così opinando, si finirebbe per appiattire detto principio sul fisiologico contraddittorio procedimentale è priva di pregio, atteso che la partecipazione al procedimento di cui alla legge 241/90 si realizza in forme tipiche, che solo di recente – e limitatamente alle ipotesi di interessi pretesivi – si sono arricchite del preavviso all’interessato della decisione assunta dall’amministrazione procedente, laddove nelle attività che coinvolgono più enti istituzionali il quadro delle forme di collaborazione è il più delle volte atipico e comunque aperto, improntato alla più ampia consultazione, attraverso un dialogo costante, non contrassegnato da rigide scansioni e da limiti alle possibilità di intervento dell’ente consultato, come pure dal doveroso rispetto di specifiche garanzie, ma retto dal criterio di adeguatezza ed effettività.

     Tale attività di collaborazione  è stata analiticamente descritta nella sentenza appellata, evidenziandosi come il nuovo progetto approvato dalla Conferenza dei servizi nel gennaio 2004 (esattamente il 15.1.2004) non ha avuto seguito  per l’opposizione manifestata dal Comune di Barcis.

     Successivamente, lo stesso Comune manifestava l’esigenza di un intervento sul Torrente Cellina sostanzialmente diverso da quelli – afferenti situazioni di emergenza – di competenza della Protezione civile della Regione ai sensi della L.R. n. 64/1986 e difforme altresì sia dal progetto approvato dalla DGR n. 1693/2003 che da quello approvato dalla Conferenza dei Servizi del gennaio 2004:  l’opera descritta dal Comune di Barcis consisteva, infatti, nell’asporto di 140.000 mc di ghiaia, quantitativo limitato, di per sé – come rilevato dalla Giunta - non funzionale al ripristino dell’officiosità idraulica del Torrente Cellina (stante il relativo sovralluvionamento dovuto al decorso degli anni) e comunque tale da non richiedere l’effettuazione di opere accessorie di viabilità: il cui costo, in ogni caso, non sarebbe stato sostenibile perché non compensabile con il valore di siffatta quantità di ghiaia.

     Con le note del 20 e 28 aprile e del 6 maggio 2004, il Comune di Barcis, tramite i propri Legali, ribadiva i contenuti espressi nelle precedenti comunicazioni del 17 febbraio 2004 e del 10 marzo 2004, e manifestava nuovamente l’esigenza della realizzazione di un intervento di rimozione di 140.000 mc di materiale dal Torrente Cellina, che definiva come prioritario rispetto ad ulteriori successive e più articolate opere dirette al ripristino dell’officiosità del corso d’acqua.

     Pertanto nel rispetto del quadro delle competenze amministrative disegnato dalla citata deliberazione n. 3701/2003, la realizzazione di interventi di carattere ordinario sui corsi d’acqua, non correlati al verificarsi di situazioni di emergenza o all’atto del loro insorgere, è stata attribuita ad Organi diversi dalla Protezione civile regionale, con conseguente necessità di rivedere il contenuto della predetta deliberazione n. 1693/2003, onde attuare gli strumenti tecnici e procedurali più efficaci affinché le menzionate esigenze del Comune di Barcis potessero essere soddisfatte.

     La Giunta regionale rilevava che l’effettuazione di un’opera dotata delle caratteristiche prefigurate dal Comune di Barcis, vale a dire uno sghiaiamento di 140.000 metri cubi, di cui alla nota comunale prot. 740 del 10 marzo 2004, non giustificava funzionalmente e non copriva finanziariamente la realizzazione delle opere accessorie approvate dalla DGR n. 1693/2003; la Giunta rilevava, altresì, che  l’intervento di sghiaiamento già effettuato dalla Protezione civile della Regione, realizzato mediante l’asportazione di 2000 metri cubi di materiale d’alveo, eseguito dall’impresa Ravanelli S.p.A. e concluso nel marzo 2004, si era dimostrato efficace nel garantire un soddisfacente livello di sicurezza, come comprovato dai recenti eventi meteorologici dei primi giorni di maggio 2004.

     Pertanto, il predetto mutamento delle condizioni di fatto e di diritto rendeva, allo stato attuale, non più realizzabile l’intervento sul corso d’acqua così come delineato nella DGR  n. 693/2003.

     In una siffatta sequenza non possono muoversi alla Regione rimproveri di slealtà, né di violazione delle prerogative comunali. Manca il formale coinvolgimento nella decisione finale, unilateralmente adottata; ma, come detto, siffatto onere non incombeva certo sulla Regione, essendo per contro necessario e sufficiente che la decisione fosse maturata all’esito di un franco, completo e approfondito confronto con il Comune, le cui proposte sono state saggiate e ritenute impraticabili nell’istruttoria amministrativa, in cui è stato fatto ricorso, oltre che all’istituto della Conferenza di Servizi, a contatti reiterati, in incontri e tramite scambio di corrispondenza. Il che è tanto più da valorizzare ove si tenga conto della particolare materia – la protezione civile – investita da esigenze di semplificazione e accelerazione delle procedure di decisione.

     6. L’appello deve essere respinto. La criticità di talune questioni, anche in ragione della compresenza di interessi istituzionali, giustificano la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

     Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, rigetta l’appello.

     Spese compensate.

     Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.

     Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio del 6 novembre 2007, con l'intervento dei sigg.ri:

Claudio Varrone   Presidente

Carmine Volpe                        Consigliere

Paolo Buonvino                                 Consigliere

Aldo Scola                                         Consigliere

Francesco Bellomo   Consigliere Est. 

Presidente

Claudio Varrone

Consigliere       Segretario 

Francesco Bellomo     Stefania Martines 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA 

il...27/12/2007

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Il Direttore della Sezione 

Maria Rita Oliva 
 

CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) 

Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa  

al Ministero.............................................................................................. 

a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 

                                    Il Direttore della Segreteria

 

N.R.G. 4932/2006


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