REPUBBLICA ITALIANA    N. 3056/05  REG.DEC.

         IN NOME DEL POPOLO ITALIANO    N. 3090 REG.RIC.

Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,  Sezione Quinta          ANNO  2001 

ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 3090 del 15 marzo 2001, proposto da EUROSEA s.r.l., corrente in Bologna, in persona del legale rappresentante, ing. Francesco Bernardi, rappresentata e difesa dagli avv.ti Fabio Dani e Benedetto Giovanni Carbone ed elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo, in Roma, via Giovanni Nicotera, n. 29, giusto mandato a margine del ricorso;

contro

il Comune di Lonato, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avv.ti Glauco Davolio, Alberto Luppi e Guido Romanelli ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo, in Roma, via Pacuvio n. 34, giusto mandato a margine dell’atto di costituzione in giudizio;

e contro

i signori Franco Perini, Marcello Casella, Graziella Carella, Angiolina Lisseri, Gabriella Casella, Fiorenza Vertua, Maria Teresa Imberti, Mario Samueli, Elisabetta Prati e Andrea Poggio, nella qualità di Presidente p.t. di Lombardia O.N.L.U.S. ed in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Legambiente O.N.L.U.S., non costituitisi in giudizio;

nonché nei confronti

della Regione Lombardia, in persona del Presidente p.t., non costituitasi in giudizio;

del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (ora Ministero delle Attività Produttive), in persona del Ministro p.t., non costituitosi in giudizio;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. Lombardia-Sezione staccata di Brescia- n. 2 del 12 gennaio 2001;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’appellato Comune di Lonato con i relativi allegati;

Viste le memorie prodotte dalle parti, a sostegno delle rispettive difese;

Visto il dispositivo di decisione n. 149 del 27 febbraio 2004;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 27 febbraio 2004, nominata relatrice cons. Rosalia Maria Pietronilla Bellavia e uditi gli avv.ti Savini, per delega dell’avv. Carbome, e Romanelli;

Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue:

FATTO DIRITTO

I° 1-L’EUROSEA s.r.l. propose davanti al T.A.R. Lombardia-Sezione staccata di Brescia- i seguenti ricorsi:

1°) n. 1418/1999 contro le delibere del Consiglio comunale di Lonato n. 84 e n. 85, ambedue dell’8 novembre 1999, concernenti, rispettivamente, l’adozione di una variante per aggiunta all’art. 34 delle N.T.A. del P.R.G. e di una variante per modifica agli artt. 33 e 34 delle medesime N.T.A.;

2°) n. 400/2000 contro la nota del Responsabile dell’Area tecnica del Comune di Lonato 23 febbraio 2000, n. 19340/1999, con la quale, in via di salvaguardia, è stata sospesa la decisione sulla domanda di concessione edilizia per la realizzazione di una centrale elettrica e relativi accessori, presentata dalla prefata società, trattandosi di opere in contrasto con le varianti adottate con le citate delibere ed in corso di approvazione;

3)° n. 417/2000 contro la nota del Responsabile dell’Area tecnica del Comune di Lonato del 22 dicembre 1999, con la quale, previo annullamento di un precedente parere favorevole formulato il 26 giugno 1999, è stato espresso parere negativo alla realizzazione da parte dell’Eurosea s.r.l. di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato a C.D.R., a motivo delle varianti adottate con le delibere di cui sopra, nonché contro la nota del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (ora Ministero delle Attività Produttive 7 marzo 2000, n. 205512, con la quale è stato comunicato alla menzionata Società di non poter concludere favorevolmente l’istruttoria per la localizzazione dell’impianto di produzione di energia elettrica alimentato a C.D.R. nell’ambito del Comune di Lonato, stante il suddetto parere negativo di tale Comune.

I.2- L’adito Giudice di primo grado, con la sentenza 12 gennaio 2001, n. 2, riuniti i tre citati ricorsi, ha respinto il primo ed ha dichiarato gli altri due improcedibili, per sopravvenuta carenza d’interesse.

I 3- Con il presente ricorso in appello, l’Eurosea s.r.l. impugna la menzionata sentenza, deducendo la scarsamente convincente motivazione con la quale sono stati respinti i motivi di gravame proposti con il suo primo ricorso, l’unico esaminato nel merito dal T.A.R..

II 1- La deducente, con il primo motivo di appello, censura la reiezione del primo motivo del suo ricorso n. 1418 del 1999, con il quale aveva dedotto il vizio di sviamento di potere per l’avvenuto utilizzo di varianti alle N.T.A. del P.R.G. allo scopo d’impedirle la realizzazione degli interventi da essa proposti.

Il T.A.R. ha escluso la sussistenza del detto vizio in base alla considerazione che la presentazione di progetti da parte della ricorrente (per la realizzazione di un impianto di produzione di combustibile derivato da rifiuti – C.D.R,- e di una centrale elettrica alimentata con C.D.R.) avrebbe rappresentato per il Comune solo l’occasione per rivedere, nell’ambito della propria discrezionalità in materia urbanistica, il P.R.G. vigente, onde evitare insediamenti produttivi a forte impatto igienico-ambientale ad ovest e sud-ovest del capoluogo.

L’appellante sostiene in proposito – come già sostenuto in primo grado- che le contestate varianti –di contro a quanto erroneamente ritenuto dal primo Giudice- non sono finalizzate a salvaguardare il territorio comunale dall’insediamento di impianti produttivi aventi impatto ambientale, ma ad inibirle la realizzazione degli insediamenti produttivi da essa progettati, come dimostrato dal fatto che la variante per aggiunta apportata all’art. 34 delle N.T.A. non riguarda tutte le zone D2 dell’intero territorio comunale, ma soltanto le aree ove è ricompreso l’ambito territoriale interessato dal suo progetto.

L’appellante deduce, ancora, come il primo Giudice non si sia curato di esaminare tutti gli elementi da essa evidenziati, al fine di dimostrare che i divieti posti con le varianti alle N.T.A. risultavano chiaramente indirizzate ad impedire la realizzazione dell’intervento da essa proposto, mentre ha giustificato la legittimità di tali varianti in base all’asserita riconducibilità dell’intervenuto alla classificazione di cui all’art. 216 del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265.

Ciò, nonostante tale norma non fosse stata richiamata nelle delibere gravate e senza considerare che la medesima norma ammette deroghe, ove sia dimostrato che non abbia a trattarsi di industrie nocive.

Osserva, ulteriormente, l’appellante come il primo Giudice non si sia curato di considerare che, in precedenza, la deroga prevista dal citato art. 216 le fosse stata concessa dal Comune e che anche la Regione Lombardia aveva ritenuto gli impianti in questione compatibili con le esigenze di salubrità, tutte circostanze dedotte nel ricorso di primo grado e non smentite dal resistente Comune.

II 2- Tale primo mezzo di appello è fondato.

L’appellante, con il ricorso n. 1418 del 1999, aveva dedotto il vizio di sviamento di potere a carico delle delibere del Comune di Lonato n. 84 e n. 85, ambedue dell’8 luglio 1999, concernenti, rispettivamente, l’adozione di una variante per aggiunta all’art. 34 delle N.T.A. del P.R.G. nonché di una variante per modifica agli artt. 33 e 34 delle medesime N.T.A., comportanti l’impossibilità di realizzare l’intervento da essa progettato.

Il T.A.R. – come già evidenziato- ha rigettato tale motivo di gravame, affermando che il progetto d’insediamento presentato dalla Eurosea s.r.l. per l’approvazione era stato un’occasione per indurre il Comune a rivedere, nell’ambito della propria discrezionalità tecnica in materia urbanistica, il vigente P.R.G., onde eviare insediamenti produttivi a forte impatto igienico-ambientale.

Tale primo Giudice, nel rigettate il motivo di ricorso “de quo” non ha, però, preso in considerazione tutti gli elementi evidenziati dalla ricorrente a giustificazione del dedotto vizio di sviamento di potere, quali sopra riportati.

“In parte qua” l’impugnata sentenza è, pertanto, viziata per difetto di motivazione, così come dedotto dall’appellante.

II 3- La deducente, con il secondo mezzo di appello, censura, ulteriormente, la motivazione dell’impugnata sentenza in ordine al primo motivo del ricorso n. 1418 del 1999, laddove vi è stato affermato che la finalità delle impugnate varianti alle N.T.A. del P.R.G. tendevano ad impedire che le emanazioni nocive e moleste provenienti da impianti industriali si propagassero, con l’ausilio dei venti, verso il capoluogo e le frazioni.

Osserva, in proposito, l’appellante come tale motivazione sia apodittica, atteso che la variante per aggiunta all’art. 34 delle N.T.A. è stata posta unicamente per alcune delle zone D2, ove ricadono le aree di essa appellante, e non anche per tutte le altre zone D2 né per le zone D1 e D5, aventi, parimenti, destinazione produttiva, assai più vicine all’abitato e non ancora interamente edificate.

II4- Anche tale mezzo di appello è fondato.

La motivazione della parte in esame dell’impugnata sentenza non è, infatti, idonea a sostenere la delibera di adozione dell’impugnata variante per aggiunta all’art. 34 delle N.T.A., in quanto non tiene conto del fatto che tale variante è stata posta unicamente per le zone D2 collocate ad ovest e a sud-ovest del capoluogo e non per tutte le zone ad analoga destinazione produttiva, così come dedotto dalla ricorrente.

La variante di cui trattasi, ove, in effetti, fosse stata posta al fine di salvaguardare le zone abitate del Comune dalle emanazioni nocive o moleste portate dai venti, avrebbe dovuto, infatti, riguardare non solo alcune aree a destinazione industriale, ma tutte le aree aventi tale destinazione.

Anche sul punto la motivazione dell’impugnata sentenza è, quindi, carente, mancando di congrue giustificazioni.

II5- La deducente, con il terzo mezzo di appello censura l’impugnata sentenza, parimenti, nella parte in cui vi è stato respinto il suo primo motivo di gravame.

Ciò, in quanto il primo Giudice non ha preso in alcuna considerazione l’anomalia del procedimento sottoposto al suo sindacato, emergente dai pareri contrari alle succitate varianti delle N.T.A. formulati dal Segretario Generale e dal Responsabile dell’Area tecnica, dal voto contrario del Sindaco e dalle considerazioni dell’Assessore al commercio.

II6- Pure tale terzo mezzo di appello è fondato.

Così come dedotto dall’appellante, i suddetti elementi, dimostrativi dell’anomalia dei procedimenti contestati, erano stati chiaramente evidenziati nel ricorso di primo grado, a sostegno del dedotto vizio di sviamento di potere.

Tali rilievi non sono stati in alcun modo analizzati nel contesto dell’impugnata sentenza.

Anche sotto tale profilo la sentenza appellata risulta, pertanto, viziata per carenza di motivazione.

II7- La deducente, con il quarto motivo di appello censura la motivazione dell’impugnata sentenza nella parte concernente la reiezione del suo secondo mezzo di gravame, con il quale aveva dedotto la contradittorietà delle impugnate delibere con l’accordo quadro precedentemente intervenuto tra il Comune ed essa ricorrente per la realizzazione degli impianti di produzione di combustibile derivato da rifiuti (C.D.R.) e di una centrale elettrica alimentata con C.D.R., nonché il vizio di difetto di istruttoria.

Sostiene l’appellante che nella motivazione dell’impugnata sentenza circa il suo secondo motivo di gravame non è stato tenuto conto delle sue argomentazioni, essendosi il primo Giudice limitato a respingere tale motivo affermando che l’invocato accordo quadro mancava di valore sul piano urbanistico, impegnava soltanto la Società ricorrente e non l’Amministrazione e avendo la stessa Società successivamente dimostrato di non avere più interesse alla realizzazione delle opere progettate.

II8- Tale quarto motivo di appello è parimenti fondato.

E’ ben vero che il summenzionato accordo quadro non poteva condizionare l’attività urbanistica del Comune, ma è altrettanto vero che, analogamente a quanto avviene con le convenzioni di lottizzazione, esso aveva ingenerato in capo alla Eurosea s.r.l. l’aspettativa di poter realizzare gli impianti in questione e che occorreva, pertanto, una puntuale motivazione circa l’introduzione di norme ostative alla realizzazione di quanto prima concordato.

Ciò, tanto più che nella delibera di Giunta 3 agosto 1999, n. 258, approvativa dello schema dell’accordo quadro in argomento, era stato affermato “claris verbis” che gli interventi progettati dalla Eurosea s.r.l. sarebbero stati apportatori di conseguenze benefiche per la collettività.

Stante, pertanto, l’affidamento ingenerato in capo alla predetta Società con l’accordo quadro in oggetto, la sua sussistenza non poteva essere ignorata in sede di adozione di varianti alle N.T.A. implicanti l’impossibilità di realizzare i progettati impianti.

Così come sostenuto dall’appellante in primo grado, l’omessa considerazione dell’intervenuto accordo quadro configura un vizio d’istruttoria e, conseguentemente, un vizio di carenza di motivazione, comportanti l’illegittimità delle impugnate delibere, le quali risultano, altresì, viziate per contraddittorietà con precedenti atti dell’Amministrazione, atteso che il relativo contrasto non è stato in alcun modo giustificato.

Inoltre, va osservato che– così come assunto dall’appellante- un accordo stipulato tra l’Aministrazione ed un soggetto privato non può considerarsi- di contro a quanto ritenuto dal primo Giudice- impegnativo solo per la parte privata.

Il succitato accordo quadro, per la sua natura di negozio bilaterale, ha impegnato, invero, anche l’Amministrazione a consentire a la realizzazione delle opere oggetto dell’accordo stesso.

Ciò, tanto più nel caso, se si considera che ancor prima della stipula dell’accordo quadro in parola, intervenuto il 30 settembre 1999, con il n. di rep. 10163, la Giunta comunale, con la delibera 18 maggio 1999, n. 204, aveva approvato la localizzazione degli impianti proposti dall’Eurosea s.r.l. e che la stessa Giunta, con la delibera 3 agosto 1999, n. 258, aveva approvato lo schema di accordo quadro successivamente stipulato.

Quanto, poi, al fatto, evidenziato nella sentenza in esame, che la Eurosea s.r.l. non si sarebbe tempestivamente attivata per dare inizio ai lavori di costruzione degli impianti entro il 31 dicembre 1999, come previsto nell’accordo quadro, con ciò dimostrando di avervi rinunciato, tale rilievo del primo Giudice non può essere condiviso.

Le delibere impugnate sono state, infatti, adottate in data 8 novembre 1999 e, quindi, prima della scadenza del detto termine del 31 dicembre 1999.

I comportamenti dell’Eurosea s.r.l. successivi alla data dell’8 novembre 1999 non possono, pertanto, incidere su la legittimità delle impugnate delibere, che va verificata in base alla situazione di fatto e di diritto sussistente alla data della loro adozione.

Né, per altro, può farsi carico alla prefata Società di non essersi attivata tempestivamente per ottenere le necessarie concessioni edilizie e le prescritte autorizzazioni, atteso che l’accordo quadro è intervenuto solo il 30 settembre 1999 e che le delibere impugnate sono state adottate l’8 novembre 1999, a poco più di un mese di distanza.

La motivazione dell’impugnata sentenza in ordine al secondo motivo del ricorso di primo grado dell’Eurosea s.r.l. risulta, pertanto, non idonea a giustificare il rigetto del relativo gravame.

II9- La deducente, con il quinto motivo di appello, censura l’impugnata sentenza nella parte in cui vi è stato respinto il suo terzo motivo di gravame, con il quale era stato denunciato il vizio di carenza di motivazione, nel caso, necessaria, riguardando le varianti alle N.T.A. adottate con le gravate delibere un ambito territoriale limitato, per il quale sussisteva la sua legittima aspettativa di potervi realizzare impianti industriali.

L’appellante deduce, in proposito, che il primo Giudice ha respinto la censura “de qua” avendo ritenuto le contestate varianti sufficientemente motivate, nonostante le sintetiche e non comprovate giustificazini addottevi.

II10- Il quinto motivo di appello è fondato.

In effetti, le motivazioni delle delibere in oggetto (regime prevalente dei venti, belvedere che si gode dall’autostrada dell’abitato storico di Lonato, rischio incendio o scoppio) sono del tutto generiche e sfornite di alcun supporto probatorio e, conseguentemente, di contro a quanto ritenuto dal primo Giudice, sono inidonee a giustificare le varianti di cui trattasi.

Inoltre, la ricorrente Eurosea s.r.l., nel formulare la censura in esame nel suo ricorso al T.A.R., aveva lamentato come nelle delibere impugnate non fosse stato fatto alcun riferimento all’accordo quadro con essa intervenuto, come non fosse stato motivato circa le ragioni per cui non venissero seguiti i pareri del Responsabile dell’Area tecnica e del Segretario Generale, che avevano evidenziato la necessità di motivazione articolata e come le formali giustificazioni addotte mancassero di alcun supporto tecnico-probatorio.

Tali rilievi della ricorrente non risultano essere stati presi in alcuna considerazione nella sentenza impugnata.

L’appellata sentenza risulta, pertanto, viziata per difetto di motivazione anche nella parte in cui vi è stato rigettato il terzo ed ultimo motivo di gravame proposto dalla ricorrente.

II11- L’appellante chiede, infine, il risarcimento dei danni subiti per l’acquisto di un’area e delle convenzioni CIP6, per le spese di progettazione e professionali nonché per il lucro cessante, domanda avanzata anche in primo grado con il ricorso n. 1418 del 1999 e non esaminata dal primo Giudice, attesa la pronunciata reiezione di tale ricorso.

II12- Nel caso, come emerge dagli esaminati motivi di appello, essi risultano fondati, in quanto sussiste, sotto i vari profili analizzati, il dedotto difetto della motivazione dell’impugnata sentenza.

Parimenti, le delibere impugnate in primo grado risultano illegittime per carenza di motivazione circa l’introduzione di varianti alle N.T.A. solo per determinate zone industriali e non per tutte, per essere state apportate tali varianti senza prendere in considerazione l’accordo quadro precedentemente stipulato con l’odierna appellante e per non essere state spiegate le ragioni per cui venivano disattesi i pareri negativi espressi in proposito.

L’illegittimità delle delibere impugnate in primo grado dipende, pertanto, da un vizio di forma emendabile in sede di rinnovo del procedimento.

Inoltre, nel caso, ancorchè dai precedenti atti dell’Amministrazione era insorto in capo all’odierna appellante l’affidamento per la realizzazione d’impianti industriali, non erano stati, però, ancora emessi definitivi provvedimenti abilitanti alla costruzione e gestione di tali impianti.

In tale situazione, il Collegio non ritiene che, nella fattispecie, ricorrano i presupposti per accogliere la domanda risarcitoria, che va, per conseguenza, disattesa.

III1- Tanto esposto in ordine al ricorso in appello, con riferimento alle tesi difensive del resistente Comune di Lonato si considera quanto segue.

III2- Il resistente Comune eccepisce, anzitutto, l’inammissibibità del ricorso in appello per esservi stata censurata l’impugnata sentenza soltanto nella parte concernente la reiezione del ricorso n. 1418 del 1999 e non anche per la parte riguardante la dichiarazione d’improcedibilità dei ricorsi n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000.

Ossserva, in proposito, il resistente che l’appellante non ha confutato in alcun modo la pronuncia d’improcedibilità relativa al secondo ed al terzo dei detti ricorsi né ha curato di riproporre i motivi di gravame dedotti con gli stessi ricorsi in primo grado.

III3- L’eccezione non ha pregio.

Il T.A.R. ha dichiarato improcedibili il secondo ed il terzo dei ricorsi in questione in conseguenza della ravvisata legittimità delle delibere impugnate dalla Eurosea s.r.l. con il ricorso n. 1418 del 1999.

Dipendendo la dichiarata improcedibilità degli anzidetti ricorsi n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000 esclusivamente dal contestuale rigetto del ricorso n. 1418 del 1999, di contro a quanto sostenuto dal Comune resistente, l’appellante, in sede d’impugnativa della sentenza decisoria dei tre ricorsi, non aveva alcun onere di censurare tale sentenza per la parte in cui vi è stata dichiarata l’improcedibilità del secondo e del terzo dei suoi ricorsi di primo grado.

E,’ infatti, evidente che la decisione in sede di appello in ordine al primo dei citati ricorsi non può che operare estensivamente anche nei confronti dei successivi gravami.

Né occorreva, nel caso, reiterare in questa sede di appello i motivi di gravame proposti in primo grado con i ricorsi n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000, atteso che i relativi atti impugnati, di contenuto negativo, sono stati giustificati in base alle varianti alle N.T.A. adottate con le delibere impugnate con il ricorso n. 1418 del 1999.

L’annullamento delle delibere “de quibus”, chiesto dall’appellante, comporta, infatti, automaticamente l’annullamento dei successivi atti che nelle stesse delibere trovano il loro presupposto.

Ciò, tanto più se si considera che l’Eurosea s.r.l. nei ricorsi al T.A.R. n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000 ha riportato i motivi di gravame precedentemente proposti con il ricorso n. 1418 del 1999 ed ha, altresi, dedotto l’illegittimità dei relativi atti impugnati in via derivata dall’illegittimità delle delibere impugnate con tale suo precedente ricorso.

Tale prima eccezione del resistente Comune va, pertanto, disattesa.

III4- Ulteriormente, il resistente Comune eccepisce l’inammissibilità del ricorso in appello in quanto non sarebbe stato notificato alla Regione Lombardia e al Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (ora Ministero delle Attività Produttive), evocati in primo grado, rispettivamente, con il ricorso n. 1418 del 1999 e n. 417 del 2000.

III5- L’eccezione è infondata,

Anzitutto, si osserva, in proposito, che l’omissione eccepita dal resistente Comune non avrebbe determinato l’inammissibilità del ricorso in appello, ma avrebbe richiesto unicamente l’integrazione del contraddittorio, ai fini della procedibilità dell’impugnativa,

A parte ciò, si osserva che il ricorso in appello in esame è stato ritualmente notificato tanto alla Regione Lombardia, in data 10 marzo 2001, quanto al prefato Ministero, in data 9 marzo 2001, come risulta dalla relata di notifica in calce ad un esemplare originale del ricorso, depositato presso questa Sezione in data 5 aprile 2001, debitamente corredato dell’avviso di ricevimento da parte della menzionata Regione, alla quale è stato notificato a mezzo raccomandata.

Anche tale seconda eccezione dell’appellato Comune va, quindi, disattesa.

III6- Il resistente Comune eccepisce, ancora, l’inammissibilità del ricorso in appello per non avere L’Eurosea s.r.l. impugnato la delibera consiliare 29 settembre 2000, n. 46, sostitutiva della delibera 8 novembre 1999, n. 85, impugnata con il ricorso n. 1418 del 1999.

III7- L’eccezione non ha pregio.

In punto di fatto, si precisa che, con la delibera consiliare 8 novembre 1999, n. 85, per le zone D1 e D2 era stata prevista un’altezza massima degli edifici di m. 12,00, derogabile fino a m. 20,00 per esigenze di lavorazione.

Con la delibera consiliare 29 settembre 2000, n. 46, per le zone D1 e D2 l’altezza massima degli edifici è stata fissata in m. 12,00 senza alcuna possibilità di deroghe.

Atteso il contenuto di quest’ultima delibera è evidente che, rispetto a quella contestata dall’appellante, con essa è stata unicamente eliminata la possibilità di apportare deroghe all’altezza prevista per gli edifici, ugualmente stabilita in ambedue le delibere in argomento in m. 12,00, mentre vi sono stati confermati i rapporti di utilizzazione, i rapporti di copertura ed i distacchi dai fabbricati.

Ciò stante, l’ultima delle delibere in questione ha modificato un unico dettaglio, rispetto a quanto precedentemente previsto dalla delibera 8 novembre 1999, n. 85.

Non comportando, pertanto, la delibera 29 settembre 2000, n. 46, alcuna incisiva nuova lesione all’Eurosea s.r.l., la sua mancata impugnazione non implica l’inammissibilità (“rectius” l’improcedibilità) del ricorso in appello dalla stessa presentato.

Pure la terza eccezione sollevata dal resistente comune va, per conseguenza, disattesa.

III8- Il resistente Comune ripropone, inoltre, l’eccezione d’inammissibilità del ricorso di primo grado della Eurosea s.r.l. n. 1418 del 1999, già sollevata davanti al T.A.R. e non esaminata dal primo Giudice, con la quale era stato dedotto che tale Società non era proprietaria dell’area ove avrebbe voluto realizzare l’impianto di C.D.R. e che mancava, quindi, l’interesse ad impugnare le varianti delle N.T.A. interessanti la relativa zona.

III9- L’eccezione non ha pregio.

Allorchè sono state adottate, in data 8 novembre 1999, con le delibere consiliari n. 84 e n. 85, le varianti, per le zone D1 e D2, alle N.T.A. del P.R.G., l’Eurosea s.r.l. aveva già stipulato, in data 30 giugno 1999, con la Fogliata s.p.a., proprietaria, un contratto preliminare di compravendita dell’area sulla quale realizzare gli impianti progettati, condizionato al rilascio, entro il 31 gennaio 2000, dell’autorizzazione ministeriale alla costruzione di una centrale elettrica.

Essendosi, pertanto, l’Eurosea s.r.l. già impegnata, sia pure “sub” condizione, all’acquisto dell’area sulla quale costruire l’impianto industriale in parola, è evidente che essa aveva un interesse qualificato ad impugnare le varianti delle N.T.A. implicanti l’impossibilità di realizzare il detto impianto.

Anche tale eccezione va, per conseguenza, disattesa.

III10 –Il resistente Comune ha, infine, eccepito l’inammissibilità dell’impugnativa in primo grado della delibera 8 novembre 1999, n. 85, “in toto” e della delibera 8 novembre 1999, n. 84, nella parte non censurata, già sollevata davanti al T.A.R. e in quella sede non esaminata.

III11- L’eccezione non ha pregio.

L’Eurosea s.r.l., con il suo ricorso di primo grado n. 1418 del 1999, ha censurato le due delibere impugnate per vari vizi di eccesso di potere (sviamento, difetto d’istruttoria, contraddittorietà e difetto di motivazione) nel loro insieme, in quanto le prescrizioni con tali delibere introdotte risultavano preclusive della realizzazione del progetto per il quale il Comune si era già espresso favorevolmente il 2 settembre 1999, in sede di Conferenza dei servizi e, poi, aveva siglato con essa Società, in data 30 settembre 1999, un accordo quadro.

In tale situazione, risulta evidente l’interesse dell’Eurosea s.r.l. all’impugnativa delle due delibere “de quibus” adeguatamente supportata dalle dedotte censure.

Anche tale ultima eccezione del resistente Comune va, conseguentemente, disattesa.

III 12–Il resistente Comune, dopo la proposizione delle esaminate eccezioni, controdeduce in ordine ai proposti motivi di appello.

III 13- Pure tali controdeduzioni vanno disattese, giusto quanto già esposto a commento dei motivi di appello, cui si fa rimando.

IV 1- Per tutto quanto precedentemente considerato, l’appellata sentenza è illegittima per difetto di motivazione per la parte in cui vi è stato respinto il ricorso n. 1418 del 1999 dell’Eurosea s.r.l., essendo stata pronunciata la relativa decisione senza una puntuale analisi di tutto quanto dedotto dalla ricorrente a carico delle impugnate delibere.

IV2- La medesima appellata sentenza è, altresì, illegittima nella parte in cui i due ricorsi dell’Eurosea s.r.l. n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000 vi sono stati dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza d’interesse, essendo stata dichiarata tale improcedibilità in base all’erronea ravvisata legittimità delle delibere impugnate con il ricorso n. 1418 del 1999, costituenti il presupposto degli atti successivamente impugnati.

V 1- Stante l’illegittimità dell’impugnata sentenza per difetto di motivazione, il Collegio deve pronunciarsi su la fondatezza, o meno, dei ricorsi i proposti dall’Euresea s.r.l. in primo grado.

V 2- Il ricorso n. 1418 è fondato.

L’illegittimità, per carenza di motivazione delle delibere impugnate con tale ricorso emerge da quanto precedentemente esposto.

Infatti, nella delibera 8 novembre 1999, n. 84, non è stato specificato perché la variante per aggiunta apportata all’art. 34 delle N.T.A. del P.R.G. venisse introdotta soltanto per le zone D2 collocate ad ovest e sud-ovest del capoluogo e non per tutte le zone D2 né per le altre zone aventi analoga destinazione industriale.

Inoltre, le varianti introdotte con ambedue le delibere dell’8 novembre 1999, n. 84 e n. 85, pur se formalmente motivate, difettano, però di giustificazioni congrue, in quanto prive di riferimento ad elementi concreti e riscontrabili.

Trattasi, invero, di motivazioni generiche di stile, “ex se” inidonee a giustificare le limitazioni introdotte con le varianti alla possibilità di utilizzazione delle relative aree interessate.

V 3- Ancora, in ambedue le delibere di cui trattasi, pur essendovi stati richiamati i pareri negativi espressi in ordine alle varianti in oggetto (particolarmente incisivi quelli formulati dal Funzionario responsabile dell’Area tecnica e dal Segretario Generale) manca alcuna giustificazione circa le ragioni per le quali tali pareri siano stati disattesi.

V 4- Ulteriormente, nelle delibere in parola manca alcun riferimento ai precedenti atti con i quali era stata ingenerata da parte del Comune in capo alla Eurosea s.r.l. l’aspettativa di poter realizzare nelle aree considerate gli anzidetti impianti industriali:

delibera di Giunta 18 maggio 1999, n. 204, con la quale era stata assentita la proposta localizzazione degli impianti, era stata demandata a successivi atti l’approvazione del progetto esecutivo ed era stata subordinata l’approvazione definitiva del progetto alla sottoscrizione di un accordo quadro; parere favorevole all’installazione di un impianto di produzione di energia elettrica, comunicato con la nota 26 giugno 1999, n. 5410; parere favorevole della Commissione edilizia comunale al rilascio della concessione edilizia per la costruzione della centrale elettrica, ancorchè espresso condizionatamente al successivo esame del progetto esecutivo; delibera di Giunta 3 agosto 1999, n. 258, approvativa dello schema di accordo quadro per la costruzione e gestione di un impianto di produzione di C.D.R.; parere favorevole, espresso in sede di conferenza dei servizi, tenuta il 2 settembre 1999, circa la realizzazione e l’esercizio di un impianto per l’utilizzazione di C.D.R., sia pure previa formalizzazione di un accordo in ordine alle modalità di gestione; accordo quadro intervenuto il 30 settembre 1999, rogato dal Segretario generale, con il numero di repertorio 10163 e registrato il 19 ottobre 1999. Stante l’aspettativa di realizzazione degli impianti in questione derivante alla Eurosea s.r.l. dall’insieme dei richiamati atti, le varianti apportate alle N.T.A. del P.R.G., implicanti l’impossibilità di realizzare gli impianti progettati, necessitavano una congrua motivazione circa le ragioni di pubblico interesse alla loro adozione, atteso che venivano a precludere la costruzione di opere per le quali il Comune si era già espresso favorevolmente, ancorchè non ancora in forma definitiva.

Anche tale necessaria motivazione, nel caso, è mancata.

V 5- Per quanto osservato con riferimento alle esaminate assorbenti censure dedotte da Eurosea s.r.l. in primo grado, il ricorso n. 1418 del 1999 è fondato, salvo per quanto concerne la domanda risarcitoria.

V 6- Il conseguente annullamento delle delibere impugnate con il ricorso n. 1418 del 1999 comporta, in via conseguenziale, l’annullamento dei successivi provvedimenti impugnati dalla Eurosea s.r.l. con i ricorsi di primo grado n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000, in quanto illegittimi in via derivata, così come sostenuto dalla detta ricorrente davanti al T.A.R..

VI°- Conclusivamente, alla stregua di tutto quanto considerato, il ricorso in appello va accolto, salvo che per la proposta domanda risarcitoria, e, per l’effetto, in riforma dell’appellata sentenza, i tre ricorsi di primo grado, unitariamente decisi dal T.A.R., vanno accolti, eccetto che per quanto concerne la domanda risarcitoria, avanzata soltanto con il primo di tali ricorsi.

Sussistono, tuttavia, giusti motivi per compensare interamente tra le parti le spese e gli onorari di ambedue i gradi di giudizio.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione quinta) definitivamente pronunciando:

1°) accoglie, salvo che per la domanda risarcitoria, il ricorso in appello specificato in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, annulla gli atti gravati in primo grado con i tre ricorsi riuniti n. 1418 del 1999, n. 400 del 2000 e n. 417 del 2000, che vengono, conseguentemente, accolti, eccetto che per la domanda risarcitoria, avanzata con il primo di tali ricorsi;

2)° compensa interamente tra le parti le spese e gli onorari di ambedue i gradi di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, addì 27 febbraio 2004, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione quinta), riunito in camera di consiglio con l’intervento dei seguenti magistrati:

Agostino Elefante                           Presidente

Raffaele Carboni                            Consigliere

Rosalia Maria Pietronilla Bellavia    Consigliere redattrice

Goffredo Zaccardi                           Consigliere

Claudio Marchitiello                       Consigliere 

L'ESTENSORE       IL PRESIDENTE

f.to Rosalia Maria Pietronilla Bellavia   f.to Agostino Elefante 
 

IL SEGRETARIO

f.to Agatina Maria Vilardo 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10 giugno 2005

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186) 

p. IL  DIRIGENTE

f.to Livia Patroni Griffi

  N°. RIC .3090/2001

FDG