N.3656/2006

Reg. Dec.

N. 3868 Reg. Ric.

Anno 1998 

 

R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

      Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

sul ricorso in appello n. 3868 del 1998, proposto da

in persona del Presidente p.t.;

- RAMPINO Emanuele,

rappresentati e difesi dall’avv.to Paolo De Caterini ed elettivamente domiciliati presso lo studio dello stesso, in Roma, via Nicolò Tartaglia, 5,

c o n t r o

Provincia Autonoma di Bolzano,

in persona del Presidente p.t. della Giunta Provinciale,

costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dagli avv.ti Maria Larcher, Renate von Guggenberg e Michele Costa ed elettivamente domiciliata presso lo studio del terzo, in Roma, via Bassano del Grappa, 24

e nei confronti di

- Artigiani Spazzacamini,

in persona del Presidente p.t.,

non costituitisi in giudizio;

- TECILLA Roberto,

non costituitosi in giudizio,

per l’annullamento

della sentenza del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa – Sezione Autonoma per la Provincia di Bolzano n. 568/97.

      Visto il ricorso, con i relativi allegati;

     Visto l’atto di costituzione in giudizio della Provincia Autonoma di Bolzano;

     Visto che non si sono costituiti in giudizio i controinteressati evocati;

     Viste le memorie prodotte dalle parti costituite a sostegno delle rispettive domande e difese;

     Visti gli atti tutti della causa;

     Data per letta, alla pubblica udienza del 28 aprile 2006, la relazione del Consigliere Salvatore Cacace;

     Uditi, alla stessa udienza, l’avv. Andrea Bandini, in sostituzione dell’avv. Paolo De Caterini, per gli appellanti e l’avv.to Michele Costa per l’Amministrazione appellata;

     Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

F A T T O

Con l’appello all’esame è impugnata la sentenza indicata in epigrafe, con la quale il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa – Sezione Autonoma per la Provincia di Bolzano ha dichiarato irricevibile il ricorso proposto dal CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI e, in proprio, dal suo Presidente, per l’annullamento degli artt. 11 e 12 del Decreto del Presidente della Giunta provinciale di Bolzano 15 gennaio 1993, n. 2 recante "Regolamento di esecuzione di cui all'art. 6 della Legge provinciale 16 giugno 1992 n. 18" ( Norme generali per la prevenzione degli incendi e per gli impianti termici ), con cui sono affidati agli spazzacamini i controlli periodici dei fumi e dei gas di combustione ( da eseguirsi con misurazioni secondo le modalità di cui agli artt. 8 e 9 di detto D.P.G.P. ), nonchè il controllo dei depositi dei combustibili; ricorso, secondo le cui deduzioni la maggior parte delle misurazioni previste dal Regolamento impugnato consistono in analisi chimiche e più in generale in attività rientranti nell'ambito professionale dei laureati in Chimica iscritti negli appositi albi.

La sentenza è appellata dai predetti originarii ricorrenti, che ne chiedono la riforma per quanto concerne il profilo di irricevibilità ravvisato dal T.R.G.A., con conseguente riproposizione dei motivi del ricorso introduttivo e pedissequa richiesta di annullamento del provvedimento impugnato in primo grado.

Resiste la Provincia appellata, che insiste per la conferma della sentenza impugnata e, comunque, per il rigetto del ricorso di primo grado.

     Non si sono costituiti in giudizio i controinteressati evocati.

     Con memorie conclusionali le parti costituite hanno ribadito i rispettivi assunti difensivi.

La causa è stata chiamata e trattenuta in decisione alla udienza pubblica del 28 aprile 2006.

D I R I T T O

1. – E’ impugnata la sentenza indicata in epigrafe, con la quale il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa – Sezione Autonoma per la Provincia di Bolzano ha dichiarato irricevibile il ricorso proposto dal CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI e, in proprio, dal suo Presidente, per l’annullamento degli artt. 11 e 12 del Decreto del Presidente della Giunta provinciale di Bolzano 15 gennaio 1993, n. 2 recante "Regolamento di esecuzione di cui all'art. 6 della Legge provinciale 16 giugno 1992 n. 18" ( Norme generali per la prevenzione degli incendi e per gli impianti termici ), con cui sono affidati agli spazzacamini i controlli periodici dei fumi e dei gas di combustione ( da eseguirsi con misurazioni secondo le modalità di cui agli artt. 8 e 9 di detto D.P.G.P. ), nonchè il controllo dei depositi dei combustibili; ricorso, secondo le cui deduzioni la maggior parte delle misurazioni previste dal Regolamento impugnato consistono in analisi chimiche e più in generale in attività rientranti nell'ambito professionale dei laureati in Chimica iscritti negli appositi albi.

2. – Con il primo motivo deducono gli appellanti ( originarii ricorrenti ) l’erroneità della sentenza stessa, per avere ritenuto tardivo il ricorso di primo grado, in quanto notificato all’Amministrazione provinciale il 13 aprile 1993, anziché entro il giorno 10 dello stesso mese, ultimo giorno utile.

Si deduce, in particolare con la memoria conclusiva, che oggi la questione della rilevanza o meno delle circostanze che non hanno consentito all’Ufficiale giudiziario di portare a termine la notifica entro detta data è da ritenersi superata, “per effetto delle pronunzie della Corte Costituzionale n. 69 del 1994, n. 358 del 1996 e soprattutto n. 477 del 2002, ribadita con la n. 28 del 2004 … [ in forza delle quali ] risulta ormai acquisito nell’ordinamento il principio secondo il quale, il momento in cui la notifica deve considerarsi perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario …” ( pag. 3 mem. del 14 aprile 2006 ).

Il motivo appare fondato.

In tema di notificazioni, invero, a séguito delle sentenze della Corte costituzionale n. 477 del 26 novembre 2002 e n. 28 del 23 gennaio 2004, costituisce principio ormai recepito nell'ordinamento processuale civile quello per cui la notificazione si perfeziona, per il notificante, al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario ( Cassazione civile, sez. III, 28 luglio 2005, n. 15809 ).

Tale principio si fonda sull'illegittimità costituzionale di un'interpretazione, che addebiti al notificante l'esito intempestivo di un procedimento notificatorio sottratto ai suoi poteri quanto alle attività a lui non riferibili, pur restando fermo in ogni caso per il destinatario il principio, secondo cui la produzione degli effetti, che alla notificazione stessa sono ricollegati, è condizionata al perfezionamento del procedimento notificatorio nei suoi confronti e che, ove a favore o a carico di costui la legge preveda termini o adempimenti o comunque conseguenze dalla notificazione decorrenti, gli stessi debbono comunque calcolarsi o correlarsi al momento in cui la notifica si perfeziona nei suoi confronti ( Cassazione civile, sez. III, 10 novembre 2004, n. 21409 ).

Anche sulle notificazioni che interessano il processo amministrativo, ed in particolare su quella dell'atto introduttivo del giudizio, incidono le citate sentenze della Corte Costituzionale n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004, sicché deve ritenersi ricevibile il ricorso consegnato tempestivamente per la notifica, ancorché ricevuto dal destinatario dopo la scadenza del termine di notifica ( Consiglio Stato, sez. V, 16 settembre 2004, n. 6051 e 20 ottobre 2005, n. 5892 ).

Nel caso che ne occupa, il ricorso di primo grado risulta notificato alla Provincia Autonoma di Bolzano ed alla controinteressata “Artigiani spazzacamini” in data 13 aprile 1993, ma il perfezionamento di detta notificazione deve ritenersi realizzato al momento della presentazione dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, che, in assenza di contestazioni di parte avversa, deve presumersi intervenuta in data antecedente all’11 aprile, come del resto è confermato, da un lato, dall’attestazione, congrua allo scopo, proveniente dall’ufficiale giudiziario ed inserita nella relata di notifica apposta in calce all’originale del ricorso, delle attività dallo stesso infruttuosamente compiute per la notifica in data 9 aprile; dall’altro, dalla effettuata notifica del ricorso stesso, nella medesima data del 9 aprile, al controinteressato TECILLA Roberto.

2. – Devesi dunque passare all’esame del ricorso di primo grado, in relazione al quale non può anzitutto essere condivisa l’eccezione di inammissibilità, già in prime cure formulata dalla Provincia autonoma di Bolzano e ribadita in sede di appello, per carenza di interesse attuale al gravame, con il quale, si afferma,        “sono state impugnate due disposizioni di un regolamento di esecuzione che non sono suscettibili di ledere immediatamente la sfera giuridica dei ricorrenti” (pag. 6 mem. del 12 aprile 2006).

Osserva in proposito il Collegio, che, pacifico che gli ordini professionali sono legittimati a difendere in sede giurisdizionale gli interessi di categoria dei soggetti di cui hanno la rappresentanza istituzionale non solo quando si tratti della violazione di norme poste a tutela della professione stessa, ma anche quando si tratti di perseguire comunque vantaggi di carattere strumentale, giuridicamente riferibili alla sfera della categoria ( legittimazione, la cui sussistenza non è revocabile in dubbio nel caso di specie, in cui si discute della legittimità di atti asseritamente incidenti sulla sfera soggettiva dell’ordine e dunque idonei in astratto ad interferire con specificità ed immediatezza sulla posizione dei professionisti dallo stesso rappresentati ), la delibazione della concretezza e attualità della lesione della posizione soggettiva corporativa azionata in giudizio deve essere vagliata dal giudice con riferimento al principio generale, sancito dall'art. 100 del codice di procedura civile, applicabile anche al processo amministrativo, per il quale costituisce condizione per l'ammissibilità dell'azione, oltre alla titolarità di una situazione giuridica sostanziale di diritto soggettivo o di interesse legittimo, anche la sussistenza dell'interesse a ricorrere, inteso quest'ultimo non come idoneità astratta dell'azione a realizzare il risultato perseguito ma, più specificamente, come interesse proprio del ricorrente al conseguimento di un'utilità o di un vantaggio ( materiale o, in certi casi, morale ) attraverso il processo amministrativo e cioè, nell'ottica di un processo amministrativo di stampo impugnatorio originato dalla emanazione di una determinazione lesiva di interessi legittimi, all'eliminazione del provvedimento oggetto di impugnazione.

L'interesse al ricorso presuppone dunque la sussistenza sia di una lesione, effettiva e concreta ( che il provvedimento che si vuole impugnare, ed alla cui caducazione si è quindi interessati, arreca alla sfera patrimoniale, o anche semplicemente morale, del ricorrente ), sia del vantaggio, anche solo potenziale, che il ricorrente si ripromette di ottenere dall'annullamento del provvedimento impugnato.

L'interesse a ricorrere deve altresì essere caratterizzato dai requisiti della personalità ( il risultato di vantaggio deve riguardare specificamente e direttamente il ricorrente ), dell'attualità ( l'interesse deve sussistere al momento del ricorso, non essendo sufficiente a sorreggere quest'ultimo l'eventualità o l'ipotesi di una lesione ) e della concretezza ( l'interesse a ricorrere va valutato con riferimento ad un pregiudizio concretamente in grado di prodursi, per effetto del provvedimento impugnato, nella sfera giuridica del ricorrente ).

Aggiungasi che è sufficiente a radicare l'interesse al ricorso anche la sussistenza di un interesse meramente strumentale, inteso nel senso di interesse ad ottenere la caducazione del provvedimento amministrativo al fine di rimettere in discussione il rapporto controverso e di provocare un nuovo esercizio del potere amministrativo in termini potenzialmente idonei ad evitare un danno ovvero ad attribuire un vantaggio. 
In definitiva nel processo amministrativo il risultato utile, che il ricorrente deve dimostrare di voler perseguire con l’azione giurisdizionale, non può essere costituito dalla semplice titolarità della posizione soggettiva tutelata e, men che meno, dalla generica aspirazione alla legittimità ex se dell'azione della p.a. 
Ne deriva che il requisito dell'attualità dell'interesse non può considerasi sussistente quando il pregiudizio derivante dall'atto amministrativo sia meramente eventuale, quando cioè l'emanazione del provvedimento non sia di per se in grado di arrecare una lesione nella sfera giuridica del soggetto, né sia certo che una siffatta lesione comunque si realizzerà in un secondo tempo; donde l’inammissibilità di un ricorso, che eventualmente sia diretto ad ottenere una pronuncia di principio, che possa essere fatta valere in un futuro giudizio con riferimento a successivi comportamenti dell'Amministrazione, atteso che la tutela di un interesse strumentale deve aderire in modo rigoroso all'oggetto del giudizio, con carattere diretto ed attuale. 
2.1 - Applicando tali principii al caso che ne occupa, il Collegio deve riconoscere l’ammissibilità del ricorso di primo grado di cui si discute, stante la sussistenza di un interesse concreto ed attuale al ricorso stesso, alla luce della natura e del contenuto dell’atto impugnato ( artt. 11 e 12 del Decreto del Presidente della Giunta provinciale di Bolzano 15 gennaio 1993, n. 2 recante "Regolamento di esecuzione di cui all'art. 6 della Legge provinciale 16 giugno 1992 n. 18" ), che, attribuendo, senza alcuna ulteriore intermediazione provvedimentale, agli spazzacamini competenti per il circondario la competenza alla esecuzione dei controlli, che gli appellanti rivendicano alla loro sfera professionale, rivelano la loro concreta attitudine a ledere, in rapporto di diretta pertinenza, l’interesse giuridicamente tutelato dei medesimi.

Risulta, dunque, nella specie sussistente la concreta capacità, da parte delle impugnate disposizioni, di riverberare effetti concretamente ed attualmente lesivi nei confronti degli interessi, a tutela dei quali agiscono i ricorrenti.

3. -  Venendo al mérito del gravame, i ricorrenti deducono in sostanza che le verifiche e le misurazioni, che le disposizioni regolamentari impugnate attribuiscono agli spazzacamini competenti per il circondario, rientrino fra le attività proprie della professione del chimico, il sistema delle cui competenze, quale risulta dall’insieme delle norme, della cui lesione ci si duole (R.D. 1 marzo 1928, n. 842 e vigente tariffa professionale; art. 33, comma 5, Cost.), riserva esclusivamente a coloro che sono iscritti nel relativo albo l’esercizio della relativa attività professionale.

Orbene, a parere del Collegio, la affermata corrispondenza tra i còmpiti professionali riservati per legge a detta professione e quelli attribuiti ad altra categoria professionale dalle norme provinciali all’esame non sussiste.

Da un lato, premesso che risulta del tutto inconferente ai fini che ne occupano il richiamo alla tariffa professionale (infatti, compito della tariffa professionale non è quello di definire le competenze dei singoli professionisti, a cui provvede la legge, ma solo quello di stabilire il compenso che essi possono chiedere per la loro attività: Cassazione civile, sez. III, 7 luglio 1999, n. 7023), valga ricordare che, a norma dell’art. 16 del R.D. n. 842, cit., “le perizie e gli incarichi in materia di chimica pura ed applicata possono essere affidati dall'autorità giudiziaria e dalle pubbliche amministrazioni soltanto agli inscritti nell'albo dei chimici …” (comma 1) e “devono poi essere redatte dagli iscritti nell'albo le perizie e le analisi, che devono essere presentate alle pubbliche amministrazioni” ( secondo periodo dell’ultimo comma ).

Dispongono, invece, le impugnate disposizioni provinciali che:

- “il conduttore di impianti termici funzionanti con combustibili liquidi o gassosi con una potenzialità nominale compresa tra i 35 kW e i 350 kW, è tenuto a far eseguire regolarmente, almeno una volta all'anno, un controllo dei fumi dallo spazzacamino competente per il circondario. Per impianti termici con una potenzialità nominale installata superiore o uguale a 350 kW, il controllo dei fumi deve essere eseguito due volte all'anno” (primo e secondo periodo del comma 1 dell’art. 11);

- “le misurazioni vanno effettuate in conformità agli articoli 8, 9 e 10. Lo spazzacamino deve rilasciare al conduttore dell'impianto un'attestazione in base al modello riprodotto nell'allegato A” (comma 2 dello stesso articolo);

- “il conduttore di impianti termici funzionanti con combustibili liquidi deve far eseguire, oltre al controllo dei gas di combustione di cui all'articolo 9, anche un controllo dei depositi dei combustibili” ( comma 1 dell’art. 12 );

- “lo spazzacamino controlla il regolare funzionamento degli apparecchi indicatori di perdite predisposti sulle cisterne a doppia parete e, per le cisterne in vasche di contenimento e per i locali di deposito dei combustibili, accerta che non si verifichino perdite di combustibile” ( comma 2 dello stesso articolo ).

Ordunque, per dirimere la questione se le procedure di controllo, che la veduta normativa provinciale affida agli spazzacamini, rientrino invece nelle rivendicate competenze professionali dei chimici, occorre sottolineare che la giurisprudenza penale, nell'esaminare la questione del legittimo esercizio di un'attività professionale, per la quale sia richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ha osservato che la finalità della norma di cui all'art. 348 c.p. ( abusivo esercizio di una professione ) è quella che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa (costituendo essa un accertamento preventivo, nell'interesse della collettività e dei committenti, che il professionista abbia i requisiti di preparazione e di capacità occorrenti per il retto esercizio professionale: Corte Cost. n. 77 del 1964), risulti in possesso delle qualità culturali richieste dalla legge.  
Ne deriva che la tutela, non solo penale, in questione si estende soltanto agli atti "proprii" o "tipici" delle suddette professioni.

Spesse volte, infatti, l'atto professionale è preceduto, accompagnato o seguito dall'adempimento di altri atti necessarii od utili ma non tipici, e l'esercizio di siffatti atti ben può essere dall’ordinamento attribuito a soggetti estranei alla professione tutelata, sempre e nella misura in cui non si traduca nell’esecuzione del nucleo centrale dell’atto tipico professionale  riservato.

In queste ipotesi spetta prima al legislatore ( anche secondario ) e poi al giudice in sede di scrutinio della legittimità delle relative disposizioni, esprimere un complesso giudizio di valore attraverso la individuazione  degli atti non rientranti tra quelli professionali riservati, da effettuarsi tenendo conto della ratio della legge professionale, in rapporto ad ogni tratto caratteristico della attività attribuita al non professionista.

In buona sostanza, l’Amministrazione prima ed il giudice poi devono valutare se l'atto sia comunque espressione di quella competenza e di quel patrimonio di conoscenze, che il legislatore ha inteso tutelare attraverso l'individuazione della professione protetta, verificando in particolare, con rigore, se le relative modalità di esercizio rivelino all'esterno i caratteri tipici di quell'ordinamento professionale.

Solo in tal modo vengono tutelati da una parte l'interesse generale della collettività e quello delle diverse categorie professionali e dei singoli, che abbiano necessità di affidarsi per determinate esigenze a soggetti in grado di prestare loro adeguata assistenza tecnica; dall’altra il principio di libera prestazione dei servizii ( inclusi quelli avente il carattere professionale, ex art. 50, lett. d, del trattato Ce ), che può essere limitato solo da norme giustificate da ragioni imperative di interesse generale, tenuto conto, comunque, che l'applicazione di tali norme deve essere proporzionata rispetto allo scopo avuto di mira dal legislatore nazionale ( Consiglio Stato, sez. IV, 4 aprile 2002, n. 1868 ).

La ratio di qualsiasi restrizione in tal senso può essere, infatti, solo quella di evitare che determinate attività, particolarmente delicate e socialmente molto rilevanti, siano lasciate al libero esercizio di chiunque ne abbia voglia.

Ciò posto, nel caso di specie risulta che agli spazzacamini il contestato Regolamento provinciale attribuisce una attività di verifica periodica del buon funzionamento degli impianti termici e dei depositi di combustibile agli stessi annessi, che si estrinseca anche nel controllo dei fumi e dei gas di combustione, effettuato mediante “misurazioni”, che, disciplinate dagli artt. 8, 9 e 10 dello stesso Regolamento, si riducono all’uso di apparecchi di misurazione ( espressamente previsti e disciplinati dall’art. 7 del Regolamento ), il cui utilizzo, caratterizzato da metodi di esecuzione automatica nelle condizioni specificamente indicate all’art. 8 del Regolamento in discorso, non pare rientrare in nessuno degli interventi di competenza esclusiva della professione di chimico; né, per vero ( ma ciò non pertiene all’oggetto del presente giudizio ),  in alcuna delle attività tipiche di qualsivoglia altra professione “protetta”.

Né, nella fattispecie regolata dalle norme in esame, è richiesta all’operatore una qualche attività di interpretazione dei dati, che possa giustificarne la riconducibilità all’esercizio tipico della professione di chimico, dal momento che il valore delle emissioni ammesse è stabilito direttamente dalla normativa provinciale, le sensibilità di misura sono stabilite dalla normativa medesima e che la verifica, infine, prima di ogni lettura, del “corretto funzionamento degli apparecchi misuratori” ( pure prescritta dal Regolamento de quo ) si riduce all’osservanza delle “indicazioni del costruttore riportate nel manuale delle istruzioni” ( art. 7, comma 2 ), che qualunque soggetto professionalmente operante nel settore, e non solo quello che abbia sostenuto l’esame di abilitazione professionale all’esercizio della professione di chimico, è di regola in grado di garantire.

Nemmeno, poi, ad un siffatto soggetto è richiesta, come erroneamente sostengono gli appellanti, “la sorveglianza di macchinari che hanno la pericolosa tendenza a perdere di continuo la taratura e quindi a fornire dati a vanvera se non sottoposti ad altrettanti continui controlli” ( pag. 9 mem. del 14 aprile 2006 ), sorveglianza che lo stesso Regolamento demanda invece ad una “stazione di prova che sia riconosciuta dalla Ripartizione provinciale XI - Ispettorato tecnico del Lavoro e dell'Ambiente” ( comma 3 dell’art. 7 ), la cui conduzione ( della quale non si fa peraltro qui questione ) richiede invece certamente una adeguata preparazione nel settore chimico, oggetto di valutazione nell’àmbito della abilitazione professionale del chimico.

I controlli di cui si tratta, in definitiva, per le loro caratteristiche, la loro portata e le modalità del loro concreto esercizio si estrinsecano in una attività ben diversa e di ben minore spessore tecnico-scientifico di quella che costituisce espressione della specifica competenza e del patrimonio di conoscenze della professione di chimico e, in particolare, di quella, che abbia come oggetto finale la redazione di una perizia chimica o l’effettuazione di una analisi chimica da presentare alla pubblica amministrazione, certamente riservata agli esercenti tale professione.

Quanto fin qui considerato vale a dimostrare non solo l’infondatezza delle censùre dedotte avverso le vedute disposizioni del Regolamento provinciale, ma anche la manifesta infondatezza della pure dedotta eccezione di incostituzionalità dell’art. 6, comma 7, della L.P. 16-6-1992, n. 18 
( Norme generali per la prevenzione degli incendi e per gli impianti termici ), della quale dette disposizioni costituiscono attuazione, da momento che la previsione legislativa ( “per determinati controlli da effettuarsi periodicamente sugli impianti di riscaldamento al fine di misurare che i prodotti della combustione non superino i valori-limite fissati dalle leggi vigenti, per verificare i dispositivi per la tutela delle acque da inquinamento e lo stato generale dell'impianto, possono essere incaricati, mediante deliberazione della Giunta provinciale, gli spazzacamini” ), della cui costituzionalità i ricorrenti dubitano:

4. – Il ricorso di primo grado, in definitiva, va rigettato.

5. - Sussistono giustificati motivi per compensare integralmente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.

Spese del doppio grado compensate.

     Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

     Così deciso in Roma, addì 28 aprile 2006, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Quarta – riunito in Camera di consiglio con l’intervento dei seguenti Magistrati:

Lucio Venturini            - Presidente

Klaus Dubis                 - Consigliere

Costantino Salvatore    - Consigliere

Carlo Deodato              - Consigliere

Salvatore Cacace          - Consigliere, rel. est. 

L’ESTENSORE    IL PRESIDENTE

Salvatore Cacace      Lucio Venturini
IL SEGRETARIO

Rosario Giorgio Carnabuci

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 19/06/2006…………………

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

Il Dirigente

Dott. Antonio Serrao 
 
 
 
 
 
 

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N. R.G. 3868/98