REPUBBLICA ITALIANA        N. 4067/08 REG.DEC.

          IN NOME DEL POPOLO ITALIANO       N. 7985      REG.RIC.

Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale, (Quinta Sezione)         ANNO 2007

ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 7985/2007 proposto dalla ITALCAVE S.p.A., rappresentata e difesa dall’avv. Ernesto Sticchi Damiani, con domicilio eletto in Roma, Via Bocca di Leone n. 78 presso lo Studio BDL;

contro

la Provincia di Taranto, rappresentata e difesa dall’avv. Francesco Caricato, con domicilio eletto in Roma, Via Portuense, 104 presso la sig.ra Antonia De Angelis;

e nei confronti di

- l’A.R.P.A. Puglia – Dipartimento Provinciale di Taranto, in persona del l.r. pro tempore, non costituita;

- l’A.R.P.A. Puglia, in persona del l.r. pro tempore, non costituita;

- l’Azienda U.S.L. TA/1, in persona del Direttore Generale pro tempore, non costituita;

- l’Azienda U.S.L. TA/1 – Dipartimento di Prevenzione S.I.S.P. ASL TA/1, in persona del l.r. pro tempore, non costituita;

- il Comune di Statte, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito;

- il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, in persona del Ministro pro tempore, non costituito;

- il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,non costituito;

- il Ministero della Salute, in persona del Ministro pro tempore, non costituito;

- il Commissario di Governo p.t. per l’emergenza rifiuti nella Regione Campania, non costituito;

per la riforma

della sentenza del TAR Puglia, sezione staccata di Lecce, Sezione Prima n. 1772/2007 del 30 aprile 2007, resa tra le parti e non notificata;

Visto l’atto di appello con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Provincia di Taranto;

Viste le memorie difensive;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 24 Giugno 2008, relatore il Consigliere Nicola Russo ed uditi, altresì, gli avvocati E. Sticchi Damiani e F. Caricato;

Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:

FATTO

      La causa concerne i provvedimenti con i quali il Presidente della Provincia di Taranto ha provvisoriamente inibito il conferimento presso la discarica della Italcave di rifiuti speciali non pericolosi sul presupposto che tale attività fosse nociva per la salute della collettività. I rifiuti speciali non pericolosi in questione provenivano dalla Regione Campania previa autorizzazione del Commissario per l’emergenza rifiuti nella stessa Regione Campania.

      Il TAR Puglia, Sede di Lecce, Prima Sezione ha respinto i ricorsi riuniti proposti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e da Italcave con sentenza n. 1772/2007, qui gravata dalla sola Italcave.

Resiste la Provincia di Taranto, la quale, eccepita la sopravvenuta carenza di interesse (sul rilievo che i provvedimenti presidenziali hanno da tempo cessato la loro efficacia), fa presente che la ragione del provvedere sta nella mancanza di corrispondenza tra i rifiuti conferendi e le categorie CER per le quali la discarica Italcave risulta autorizzata.

      Illustrate le rispettive posizioni con memoria, la causa è passata in decisione all’udienza del 24 giugno 2008.

DIRITTO

      Va in primo luogo disattesa l’eccezione di sopravvenuto difetto di interesse. La circostanza che gli atti impugnati avessero efficacia circoscritta nel tempo (l’ordinanza n. 89 del 13 ottobre 2005 del Presidente della Provincia di Taranto dispone l’interdizione sino al 31 dicembre 2005 del conferimento dei rifiuti provenienti dalla Campania e classificati con il codice CER 190503 su tutto il territorio provinciale di Taranto) e che questa sia oggi venuta meno non toglie, infatti, che i medesimi hanno comunque dispiegato i loro effetti. Sicché non v’è dubbio che persista un interesse, attinente quanto meno alla sfera della identità dell’impresa, ad ottenere una pronunzia di merito sulla vicenda.

      L’interesse all’impugnazione di un provvedimento non viene meno solo perché, nelle more del giudizio, è decorso il tempo durante il quale esso ha spiegato i suoi effetti (cfr. Cons. St., Sez. VI, 16 febbraio 1995, n. 186).

      Del resto, se è vero che l’interesse all’impugnazione – che va verificato d’ufficio dal giudice – deve sussistere sia al momento della proposizione del ricorso, sia soprattutto, al momento in cui esso viene spedito per la decisione, in modo da recare alla parte un reale vantaggio, è altrettanto vero che tale principio può trovare un temperamento nei casi in cui si tratti di situazioni che producono effetti giuridici limitati nel tempo ma che, per loro natura, sono suscettibili di ripresentarsi in maniera ripetitiva in relazione al ricorrente; perciò in tali casi viene riconosciuto il permanere dell’interesse al ricorso in capo a quest’ultimo, al fine di consentirgli di risolvere il problema di merito e di impedire il ripresentarsi di una analoga situazione lesiva del suo interesse (cfr. Cons. St., Sez. IV, 19 dicembre 1994, n. 1037; Cons. St., Sez. V, 23 marzo 1991, n. 344; id., 12 ottobre 1990, n. 715).

      L’interesse, del resto, permane anche sotto il profilo dei danni patiti, derivanti dall’esecuzione degli atti e provvedimenti impugnati, di cui l’impresa appellante potrebbe chiedere il risarcimento in separato giudizio.

      Nel merito, l’appello risulta fondato. Premesso che il principio della c.d. autosufficienza regionale non si applica ai rifiuti speciali non pericolosi (cfr. Corte cost., sent. n. 335 del 19 ottobre 2001; v. pure l’orientamento del giudice delle leggi di cui alle sentt. n. 161 del 21 aprile 2005, n. 62 del 29 gennaio 2005, n. 505 del 4 dicembre 2002, n. 281 del 14 luglio 2000) e che esso, comunque, appare cedevole in presenza di conclamate situazioni di emergenza - quale appunto quella in atto nella Regione Campania - assorbente risulta la considerazione che il potere di ordinanza extra ordinem posto dall’art. 13 del d.lgs. n. 22/1997 è diretto a consentire, in casi di particolare emergenza, “speciali forme di gestione dei rifiuti” sicché esso non può essere utilizzato per reprimere attività di smaltimento autorizzate. In altre parole, la disposizione sulla quale si basano i provvedimenti del Presidente della Provincia di Taranto impugnati in prime cure mira a consentire il superamento di particolari situazioni di emergenza nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti mediante l’adozione di misure positive alternative all’ordinario assetto del sistema e questa, come tutte le disposizioni di carattere derogatorio, è soggetta ad interpretazione restrittiva; con la conseguenza che il relativo potere non può essere legittimamente esercitato per impedire l’attuazione di altri provvedimenti volti a disciplinare l’attività di smaltimento.

      Ciò, d’altra parte, in un’ottica più generale, è precluso anche dalla fisionomia del nostro ordinamento il quale non consente che eventuali conflitti tra pubbliche amministrazioni siano risolti mediante ricorso a provvedimenti inibitori extra ordinem, dovendosi in simili casi, a seconda della consistenza del conflitto, far ricorso agli appositi strumenti di tutela.

      In conclusione, l’appello va accolto. Le spese del doppio grado di giudizio, vista la novità della questione, possono invece essere compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie l’appello e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati in primo grado.

Spese del doppio grado di giudizio compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 24 Giugno 2008 con l’intervento dei Sigg.ri:

Pres. Domenico La Medica

Cons. Cesare Lamberti 

Cons. Filoreto D'Agostino

Cons. Aniello Cerreto 

Cons. Nicola Russo Est.    

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

F.to Nicola Russo F.to Domenico La Medica

IL SEGRETARIO

F.to Antonietta Fancello 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 25-08-08

(Art. 55. L. 27/4/1982, n. 186)

IL  DIRIGENTE

F.to Antonio Natale

  N°. RIC. 7985/07

  N°. RIC. 7985/07

SC