REPUBBLICA ITALIANA    N.  192/07 REG.DEC.

         IN NOME DEL POPOLO ITALIANO    N. 5503 REG.RIC.

Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,  Sezione Quinta          ANNO  2003 

ha pronunciato la seguente

DECISIONE

Sul ricorso in appello n. 5503 del 2003, proposto dal Comune di Frosinone rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Cupini e elettivamente domiciliato in Roma, via Carlo Mirabello presso e nello studio dell’avv. Fulvio Zardo;

CONTRO

- il sig. TURRIZIANI PETROLI s.p.a. (già Turriziani Petroli srl) rappresentata e difesa dall’avvocato Alfredo Zaza D’Alosio ed elettivamente domiciliata in Roma, via Cola di Rienzo n. 163, sc. C presso lo studio dell’avv. Giuseppe Frataccia;

per la riforma

della sentenza del TAR Lazio – Sezione staccata di Latina- n. 286/2003 del 25 marzo 2003.

Visto l’atto di appello con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio;

Viste le memorie difensive;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 15 novembre 2005, relatore il Consigliere Nicola Russo ed uditi, altresì, gli avv.ti Cupini e Sticchi Damiani per delega di Zaza;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

Con ricorso notificato il 21 giugno 1993, depositato il 17 luglio successivo, la Soc. Turriziani impugnava dinanzi al TAR del Lazio, sezione staccata di Latina, la nota in data 20 aprile 1993 sottoscritta dall’Assessore all’Urbanistica, con la quale il Comune di Frosinone, riferendosi alla richiesta di concessione edilizia presentata il 25 febbraio 1992 per la realizzazione di un impianto di distribuzione carburanti con G.P.L. e annesso chiosco per magazzino vendita prodotti petroliferi e rivendita accessori per auto, comunicava il parere negativo espresso dalla Commissione edilizia nella seduta del 15 aprile 1993, del seguente tenore: “Si rigetta perché l’intervento non risulta compatibile con il vigente PPA ed è in contrasto con la l.r. n. 86/90; inoltre non è stata esibita relazione legge 13/89, D.M. 236/89 e legge 46/90; l’intervento risulta in contrasto con la strada di collegamento SS. 637 – V. Gaeta e la SS 156 dei Monti  Lepini (progetto approvato dalla CCE in data 3/08/1989, verb. N. 89- 26/2 e dotato di N.O. ambientale); quanto sopra conformemente al parere sfavorevole dell’ufficio”.

Deduceva l’illegittimità del diniego per eccesso di potere (con riferimento alla genericità della motivazione) e violazione di legge (non costituendo valido motivo la mancanza di atti).

Il Comune di Frosinone, costituitosi in giudizio, contestava la fondatezza del ricorso chiedendone il rigetto.

Con successiva memoria (depositata il 13 giugno 2002) l’Ente, sul presupposto della natura non provvedimentale del parere negativo della Commissione edilizia, oggetto di impugnativa, prospettava, in via pregiudiziale, l’inammissibilità del ricorso.

Nel merito controdeduceva in ordine alle singole censure, chiedendone il rigetto.

Il Comune rappresentava, in ogni caso, che la Soc. Turriziani aveva reiterato la domanda di concessione edilizia per l’impianto di via Le Rase, sulla quale la Commissione edilizia aveva espresso parere favorevole condizionato, in corso di perfezionamento, come si evincerebbe dalla nota del 25 giugno 2001.

La Società ricorrente, con memoria depositata il 14 febbraio 2003, ribadiva le censure formulate, replicando alle eccezioni di inammissibilità e improcedibilità sollevate dall’Amministrazione.

Con sentenza n. 286/2003 del 25 marzo 2003, il TAR adìto, disattese le eccezioni di inammissibilità e improcedibilita del ricorso, sollevate dal Comune di Frosinone sull’assunto, rispettivamente, della natura non provvedimentale del parere della Commissione edilizia e della successiva presentazione da parte della Soc. Turriziani di analoga domanda per lo stesso impianto, accoglieva il ricorso annullando il provvedimento di diniego impugnato e compensando le spese e gli onorari di giudizio.

Con ricorso notificato il 30 maggio 2003 e depositato il 19 giugno successivo, il Comune di Frosinone ha impugnato la prefata sentenza, deducendone l’erroneità e l’ingiustizia e chiedendone l’annullamento e/o la riforma, con ogni conseguente statuizione, anche in ordine alle spese del doppio grado di giudizio.

Si è costituita la soc. Turriziani Petroli, che ha chiesto il rigetto dell’appello nel merito, con conseguente conferma della sentenza impugnata e con vittoria delle spese di lite.

Prima dell’udienza di discussione le parti hanno depositato memorie illustrative.

Alla pubblica udienza del 15 novembre 2005 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

L’appello è infondato.

L’appellante sostiene che la sentenza impugnata sarebbe errata considerata la natura non provvedimentale dell’atto impugnato, circostanza che escluderebbe l’interesse a impugnare e che, comunque, escluderebbe l’obbligo di motivazione.

L’assunto è privo di pregio.

E, infatti, come correttamente rilevato dai primi giudici, “il parere negativo espresso dalla C.E. (conformemente peraltro al parere sfavorevole espresso dall’ufficio) sul progetto presentato dalla ricorrente per la costruzione di un impianto di distribuzione carburanti in via Le Rase, con annesso chiosco per magazzino e rivendita, è stato recepito e fatto proprio dall’Amministrazione, con la nota n. 3468 del 20 aprile 1993, la quale si configura oggettivamente come diniego, dotato di efficacia lesiva e quindi immediatamente impugnabile”.

Costituisce, invero, un indirizzo giurisprudenziale costante quello secondo cui la comunicazione del parere sfavorevole della Commissione edilizia costituisce rigetto della relativa domanda ed è pertanto immediatamente impugnabile (cfr. Cons. St., sez. V, 5 giugno 1991, n. 888; Cons. St., sez. V, 27 febbraio 1990, n. 208; Cons. St., sez. V, n. 178/1992).

Né pare potersi attribuire alcun pregio alla circostanza che, successivamente al provvedimento di diniego impugnato, il Comune di Frosinone, con nota prot. n. 4046 del 12 maggio 1993, ha comunicato alla soc. Turriziani che “qualora intenda dare ulteriore corso alla pratica suindicata, dovrà attenersi al parere su esposto”.

E, infatti, proprio il fatto che l’Amministrazione ha subordinato al rispetto di detto parere l’eventuale “ulteriore corso della pratica”, dimostra l’immediata lesività del medesimo, nel senso della sua definitività in ordine ai (presunti) elementi ostativi all’accoglimento dell’istanza.

Né la circostanza che la società appellata, successivamente al diniego per cui è causa e successivamente alla proposizione del ricorso giurisdizionale, abbia presentato alla P.A. una nuova ed ulteriore istanza edilizia dimostra, di per sé sola, una sopravvenuta carenza di interesse.

Ciò in quanto la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse postula l’accertamento dell’inutilità della sentenza e tale verifica, a sua volta, esige che la presupposta rigorosa indagine circa l’utilità conseguibile per effetto della definizione del ricorso conduca al sicuro convincimento che la modificazione della situazione di fatto e di diritto intervenuta in corso di causa impedisca di riconoscere in capo al ricorrente alcun interesse, anche meramente strumentale, o morale, alla decisione (cfr. Cons. St., sez. VI, 24 gennaio 2005, n. 113; Cons. St., sez. IV, 14 ottobre 2004, n. 6670; Cons. St., sez. V, 28 giugno 2004, n. 4756).

Orbene, poiché l’appellata non ha ottenuto il bene della vita postulato, vale a dire un provvedimento edilizio favorevole da parte dell’Amministrazione in ordine alla sua domanda di concessione edilizia per installare un distributore di carburanti sul terreno di sua proprietà, non si comprende come possa configurarsi una sopravvenuta carenza di interesse e una inutilità della sentenza da emettersi sul diniego impugnato.

Da questo punto di vista, la presentazione da parte del privato di una nuova istanza tendente ad ottenere un provvedimento in suo favore da parte della pubblica amministrazione non determina di per sé - in assenza, cioè, di chiari ed inequivocabili elementi da cui possa desumersi una carenza di interesse in ordine alla originaria pretesa - la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso proposto contro un precedente atto di diniego, ma attesta soltanto l’interesse della parte a risolvere in qualche modo il problema, accontentandosi anche di una soluzione di minor pregio, alla quale preferisce, peraltro, una soluzione interamente satisfattoria (cfr. Cons. St., sez. VI, 22 dicembre 1983, n. 910; Cons. St., sez. V, 14 luglio 1978, n. 875; Cons. St., sez. IV, 16 maggio 1978, n. 464).

L’appellante in proposito afferma che comunque il diniego non necessitava di motivazione, atteso che “la incompatibilità rilevata dalla C.E.C. deriva dalla circostanza che il terreno” oggetto dell’istanza “risulta classificato come area agricola”, cosicché non sarebbe consentita l’edificazione di un distributore di carburanti.

Anche tale rilievo appare privo di pregio.

In disparte il rilievo che la difesa dell’Amministrazione non può modificare e/o integrare la motivazione dei provvedimenti impugnati, adducendo nuove ragioni non espresse nel provvedimento impugnato (cfr., ex multis, Cons. St., sez. VI, 12 aprile 2001, n. 2261), occorre rilevare che gli impianti di distribuzione di carburanti (cfr. Cons. St., sez. V, 21 settembre 2005, n. 4945), quali servizi a rete, sono diffusi in tutte le zone urbanistiche, salvo eccezioni espresse basate su particolari ragioni.

Pertanto, la destinazione a zona agricola di una determinata area del territorio comunale non osta all’installazione di un impianto di distribuzione di carburante, rientrando questo tra le opere catalogabili lato sensu come opere di urbanizzazione secondaria e infrastrutture complementari al servizio della circolazione stradale, mentre la destinazione agricola di una zona di piano ha di norma la finalità di evitare l’ulteriore espansione dell’edilizia residenziale e non preclude, di conseguenza, l’esecuzione di opere che non determinino ulteriori insediamenti abitativi.

Da ultimo, l’appellante afferma che poiché a seguito della nuova istanza presentata dalla soc. Turriziani (non oggetto del giudizio svoltosi in prime cure), l’Amministrazione ha opposto la necessità di una variante al P.R.G., detta variante sarebbe necessaria anche in riferimento alla precedente istanza oggetto del presente giudizio.

Anche tale argomentazione è priva di fondamento.

E, infatti, anche qui - a tacer d’altro del fatto che tale presunta necessità di variante, non essendo stata affermata nel provvedimento oggetto di impugnazione, finisce per risolversi in una modifica/integrazione della motivazione in corso di causa, in quanto tale non consentita (cfr. Cons. St., sez. VI, n. 2261/2001 cit.) – la presunta necessità della variante è esclusa dal fatto che, come si è detto, gli impianti di distribuzione di carburanti, quale “servizio” alla zona, possono essere ubicati in ogni zona di piano, cosicché per la loro realizzazione in zona agricola non è necessaria alcuna variante.

Per tutti i suesposti motivi l’appello in esame deve, pertanto, essere respinto, con conseguente conferma della sentenza impugnata.

Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre l’integrale compensazione fra le parti delle spese, competenze ed onorari del presente grado di giudizio.

P.Q.M.

      Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, respinge l’appello e, per l’effetto conferma la sentenza impugnata:

      Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 15 novembre 2005, con l’intervento dei Sigg.ri:

Sergio Santoro                                 Presidente

Giuseppe Farina                               Consigliere

Corrado Allegretta                            Consigliere

Chiarenza Millemaggi Cogliani           Consigliere

Nicola Russo                                    Consigliere estensore 

L'ESTENSORE    IL PRESIDENTE

f.to Nicola Russo     f.to  Sergio Santoro 

IL SEGRETARIO

f.to Gaetano Navarra 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 23 gennaio 2007

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

p.IL  DIRIGENTE

F.to Luciana Franchini

  N°. RIC.5503/2003

FDG