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GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA Obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi al giudicato amministrativo o ordinario (GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA) in genere

Consiglio di stato , sez. VI, 20 luglio 2004, n. 5251


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello proposto da Ciesse Flower Export s.r.l., in
persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso
dagli avv.ti Giovanni Gerbi e Giovanni Candido Di Gioia, ed
elettivamente domiciliato presso quest'ultimo, in Roma, Piazza
Mazzini n.27;
contro
Ministero per le politiche agricole, in persona del Ministro pro
tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso
dall'Avvocatura Generale dello Stato ed elettivamente domiciliato
presso la stessa in Roma via dei Portoghesi n. 12;
e nei confronti
Arlotti Export s.r.l., Società Cooperativa Agricola a r.l. Gamma e
Consorzio Brescia Mercati s.p.a., non costituitisi in giudizio;
per l'ottemperanza
della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 601/2003;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive
difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Alla pubblica udienza del 16 aprile 2004 relatore il Consigliere
Roberto Chieppa.
Udito l'avv. Di Gioia;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:


Fatto

Con il ricorso in epigrafe la società Ciesse Flower Export s.r.l. ha chiesto l'ottemperanza della sentenza n. 601/2003 con la quale questa Sezione ha in parte accolto il ricorso proposto avverso il provvedimento n. 5283/1998, con cui il Direttore generale delle politiche comunitarie ed internazionali del Ministero per le politiche agricole non aveva ammesso la società ricorrente al contributo previsto dal Programma operativo multiregionale, di cui al Regolamento CEE n. 951/1997.
La società ricorrente lamenta che l'amministrazione con il provvedimento del 30 luglio 2003 n. 3736 abbia violato e/o eluso il giudicato, confermando il medesimo punteggio in precedenza attribuito alla Ciesse Flower per il sottocriterio B3.
L'amministrazione intimata si è costituita in giudizio, chiedendo la reiezione del ricorso.
All'odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.

Diritto

1. Con la decisione, di cui si chiede l'esecuzione, questa Sezione aveva in parte accolto il ricorso della società Ciesse Flower Export, proposto avverso il provvedimento di non ammissione al contributo previsto dal Programma operativo multiregionale, di cui al Regolamento CEE n. 951/1997.
La Sezione, dopo aver ritenuto infondate alcune delle censure proposte, ha accolto il ricorso sotto il profilo del punteggio attribuito per il sottocriterio B.3 (impatto sull'occupazione), rilevando che il differente e minore punteggio attribuito alla Ciesse Flowers era illegittimo, perché privo di giustificazione e contrastante con la diversa valutazione del progetto Arlotti (impresa ammessa al contributo) che sul punto era uguale al progetto Ciesse Flowers.
In particolare, nella decisione era stato evidenziato che:
a) nelle relazioni illustrative dei progetti sia la Arlotti che la Ciesse Flowers hanno utilizzato le medesime espressioni per evidenziare i riflessi sull'occupazione degli interventi proposti: " ..l'azienda proseguirà il proprio processo diretto di adeguamento e di potenziamento della forza lavoro, intrapreso già da alcuni anni con l'assunzione di nuovo personale giovane";
b) nei dati del progetto è previsto per la Arlotti un aumento delle spese per il personale per effetto delle assunzioni previste da 730 milioni a 830 milioni, mentre la Ciesse Flowers ha previsto allo stesso titolo un aumento da 3142 milioni a 3650 milioni;
c) a prescindere dalla identica terminologia utilizzata dalle due imprese, ciò che rileva è che l'aumento delle spese per le nuovi assunzioni è percentualmente uguale per le due imprese (circa il 16 %) e quantitativamente maggiore per la Ciesse Flowers tenuto conto delle maggiori dimensioni della stessa.
Di conseguenza, il minor punteggio attribuito alla ricorrente per il criterio previsto per l'impatto delle attività sull'occupazione si poneva in evidente contrasto con la valutazione del progetto Arlotti , che oltre ad essere assimilabile come tipologia di intervento, era del tutto uguale sul punto a quello della Ciesse Flowers.
La Sezione aveva precisato in modo puntuale gli effetti conformativi derivanti dall'accoglimento del ricorso: "alla impresa appellante doveva quindi essere attribuito il punteggio medio (p. 6), che le avrebbe consentito di raggiungere il punteggio minimo per il criteri di cui alla lettera B (infatti, la Ciesse Flowers ha ottenuto punti 25/46 e con i tre punti in più per il sottocriterio b.3 sarebbe arrivata a punti 28/40 e quindi ad un punteggio maggiore rispetto al minimo di 27,6/40)".
L'atto impugnato veniva quindi annullato nella parte in cui era stato attribuito alla Ciesse Flowers il punteggio denominato "basso" (p. 3) per il sottocriterio b.3, anziché il punteggio medio (p. 6) e conseguentemente nella parte in cui era stato ritenuto che il progetto non avesse superato il minimo richiesto per i criteri sub B.
Infine, nella parte finale della sentenza veniva precisato che "ciò non comporta l'accertamento della spettanza alla società appellante dei contributi richiesti, in quanto l'amministrazione dovrà valutare la sussistenza dei presupposti per la concessione dei contributi in relazione al punteggio per il sottocriterio C e per l'eventuale inserimento in graduatoria del progetto della ricorrente con conseguente determinazione dei contributi erogabili in relazione agli stanziamenti previsti".
2. L'amministrazione sostiene di aver dato esecuzione al giudicato con il provvedimento n. 3736 del 30 luglio 2003, con cui è stata confermata la non ammissione della ricorrente al contributo, previa riattribuzione del medesimo punteggio (3 p.) per il sottocriterio B3.
La ricorrente sostiene che il provvedimento è stato adottato in violazione e/o elusione del giudicato.
Il ricorso è innanzitutto ammissibile.
La Sezione ritiene, infatti, di aderire al più recente orientamento giurisprudenziale, secondo cui il ricorso per ottemperanza è ammissibile in ogni caso, anche dopo l'adozione di atti esecutivi a contenuto discrezionale, senza necessità di operare la tradizionale dicotomia concettuale tra elusione ovvero violazione del giudicato, qualora il "petitum" sostanziale del ricorso attenga all'oggetto proprio del giudizio d'ottemperanza, miri cioè a far valere non già la difformità dell'atto sopravvenuto rispetto alla legge sostanziale (in tal caso occorrendo esperire l'ordinaria azione d'annullamento), bensì la difformità specifica dell'atto stesso rispetto all'obbligo (processuale) di attenersi esattamente all'accertamento contenuto nella sentenza da eseguire (Cons. Stato, IV, n. 6418/2002; n. 992/98; V, n. 874/91; VI n. 59/92).
Gli atti posti in essere, come nella fattispecie in esame, in sede di adempimento dell'obbligo di conformarsi a giudicato non possono che avere come punto di riferimento proprio il giudicato e, quindi, la verifica di quella conformità non può che spettare al giudice dell'ottemperanza, cui è demandato il compito di accertare se il preteso atto attuativo si discosti dai criteri indicati dalla sentenza da eseguire.
Il principio dell'effettività della tutela giurisdizionale impone al giudice di ricercare un'interpretazione, che gli consenta di incidere direttamente sull'assetto giuridico del rapporto controverso, sottraendo all'amministrazione il potere di provvedere in modo difforme dalla decisione, che, dopo il passaggio in giudicato, costituisce, almeno in parte, la fonte in base a cui il rapporto deve essere regolato.
Accomunare un atto illegittimo da impugnare nel termine di decadenza con l'ordinaria azione di annullamento ad un atto con cui l'amministrazione determina l'assetto del rapporto in modo difforme dal giudicato si porrebbe in contrasto con il menzionato principio di effettività della tutela giurisdizionale e con la stessa evoluzione del processo amministrativo in senso realmente satisfattivo per le pretese dei cittadini, ritenute meritevoli di accoglimento.
3. Nel caso di specie, l'atto sopravvenuto è stato adottato in esecuzione della sentenza n. 601/2003 della Sezione e la ricorrente, nel contestare tale atto solo rispetto agli obblighi conformativi derivanti dal giudicato, ha correttamente introdotto l'azione nelle forme del giudizio di ottemperanza e non con l'ordinaria azione d'annullamento.
Il ricorso è fondato.
Con la decisione da eseguire, infatti, la Sezione, pur non attribuendo direttamente alla ricorrente il c.d. "bene della vita" oggetto della pretesa fatta valere in giudizio (concessione del contributo), ha accertato la spettanza del punteggio medio (p. 6) per il sottocriterio B3 e il conseguente raggiungimento da parte della ricorrente del punteggio minimo per i criteri di cui alla lettera B.
Il Ministero non poteva quindi rimettere in discussione tale punteggio, ma doveva procedere a verificare la sussistenza dei presupposti per la concessione dei contributi in relazione al punteggio per il sottocriterio C e per l'eventuale inserimento in graduatoria del progetto della ricorrente con conseguente determinazione dei contributi erogabili in relazione agli stanziamenti previsti.
Con il decreto del 30 luglio 2003, invece, il Ministero ha sostanzialmente preteso di dimostrare la correttezza del punteggio attribuito in precedenza alla ricorrente per il sottocriterio B3, attraverso un esame critico della decisione da eseguire.
Ciò non è chiaramente consentito, in quanto l'amministrazione, condivida o meno la decisione del giudice passata in giudicato, deve limitarsi ad eseguirla, non potendo certo rimetterla in discussione.
4. Il ricorso in ottemperanza deve, quindi, essere accolto e, per l'effetto, considerando tamquam non esset il provvedimento del 30 luglio 2003 n. 3736, deve essere ordinato all'amministrazione di dare esecuzione alla menzionata decisione, tenendo conto della spettanza alla ricorrente di punti 6 per il criterio B3 e passando a valutare gli altri requisiti per la concessione del contributo (sottocriterio C ed eventuali altri elementi non valutati ed estranei rispetto a quanto oggetto del giudizio concluso con la decisione da eseguire).
Si ritiene di dover concedere un termine di giorni 60 all'amministrazione per provvedere, riservandosi, su istanza di parte, la nomina di un commissario ad acta in caso di perdurante inottemperanza.
Alla soccombenza dell'amministrazione seguono le spese di giudizio nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, per l'effetto, ordina all'amministrazione intimata di provvedere all'esecuzione della sentenza n. 601/2003 di questa Sezione nei sensi indicati in parte motiva, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla comunicazione delle presente sentenza.
Condanna il Ministero resistente alla rifusione, in favore della società ricorrente delle spese di giudizio, liquidate nella complessiva somma di Euro 2.500,00, oltre Iva e C.P.;
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, il 16 aprile 2004 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Giorgio GIOVANNINI Presidente
Giuseppe ROMEO Consigliere
Francesco D'OTTAVI Consigliere
Lanfranco BALUCANI Consigliere
Roberto CHIEPPA Consigliere Est.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 20 LUG. 2004.