R  E  P  U  B  B  L  I  C  A     I  T  A  L  I  A  N  A

N.1947/2006

Reg. Dec.

N. 7944 Reg. Ric.

Anno 2005

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

Sul ricorso r.g.n. 7944/2005 proposto dalla società Immobiliare Le Rose s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Francesco Gaetano Scoca e Guido Greco, domiciliata presso lo studio del primo in Roma, via Paisiello n.55,

contro

il Comune di Pinerolo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Michele Sinibaldi e dall’avv. Roberto Manni, con domicilio eletto presso il primo in Roma, alla via N. Ricciotti n.11,

per l’ottemperanza

della sentenza n.578/05 resa dalla quarta sezione del Consiglio di Stato, depositata in data 21 febbraio 2005, resa inter partes ai sensi dell’art. 21 bis L.1034/1971 sul silenzio a seguito di istanza-diffida al comune di Pinerolo sulla istanza per la attribuzione di nuova destinazione funzionale all’area di proprietà della appellante, presentata in data 4 giugno 2003.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del comune intimato;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Relatore alla camera di consiglio del 20 dicembre 2005 il Consigliere Sergio De Felice;

Uditi gli avvocati delle parti, come da verbale di causa, avv. Franco Gaetano Scoca;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue;

FATTO

La ricorrente società adiva con ricorso ex art. 21 bis L.1034/1971 il T.A.R. Piemonte, per l’accertamento e la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dalla amministrazione e del conseguente obbligo di provvedere sull’atto stragiudiziale di formale diffida e messa in mora, notificato all’amministrazione comunale in data 4 agosto 2003, a seguito di istanza già depositata in data 4 giugno 2003, per la attribuzione di nuova destinazione funzionale.

La società ricorrente, facendo presente che il vincolo preordinato all’esproprio aveva ormai una durata ultra-decennale, chiedeva che si dichiarasse l’obbligo del comune di provvedere alla nuova pianificazione dell’area rimasta priva di destinazione urbanistica.

Il giudice di primo grado, con sentenza n.1516 del 29 ottobre 2003, accoglieva in parte il ricorso, ordinando al comune di provvedere sulla istanza (del 4 giugno 2003) entro e non oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione o comunicazione della decisione, respingendo, tuttavia, la richiesta di nomina del commissario ad acta. Il ricorso veniva dichiarato inammissibile, rispetto al rito utilizzato e introdotto, sulla richiesta di accertamento, circa la esatta natura delle previsioni vincolistiche e circa la pretesa destinazione.

La suddetta sentenza veniva notificata in data 3 novembre 2003, sicchè il termine scadeva in data 3 dicembre 2003.

Il comune, con nota datata 2 dicembre 2003, a firma del responsabile del procedimento, comunicava che l’amministrazione “Ha in programma l’approvazione di una variante cartografica al P.R.G.C.. Detta variante, attualmente allo studio, definirà la destinazione d’uso dell’area”.

Sulla base di tale risposta, ritenuta elusiva dalla ricorrente in primo grado, la medesima ricorreva al T.A.R. del Piemonte chiedendo la nomina di un commissario ad acta, ai sensi dell’art. 21 bis comma 2 L.1034/1971.

Nella imminenza della camera di consiglio fissata per la trattazione (prevista per il 14 gennaio 2004), veniva depositata “Relazione revisionale e programmatica 2004-2006), che però non riguardava l’area di proprietà della ricorrente.

Il TAR Piemonte, con la impugnata sentenza, rigettava la richiesta, ritenendo l’inutilità della nomina del commissario ad acta, avendo l’amministrazione aperto la serie di atti necessari per portare all’esame del competente consiglio comunale la variante cartografica in programma.

Avverso la suddetta sentenza, proponeva appello la società Immobiliare Le Rose srl, deducendo che sulla istanza di rideterminazione della disciplina urbanistica della zona di sua proprietà, il comune avrebbe dovuto già provvedere entro il 3 dicembre 2003, come prescritto nella prima sentenza.

Si deduceva, inoltre, che tutta la successiva attività dell’amministrazione comunale si presentava come sostanzialmente elusiva dell’obbligo di provvedere.

Questa sezione accoglieva l’appello, disponendo la nomina del commissario ad acta. Si statuiva che il commissario, dovesse in via preliminare, accertare l’adempimento provvedimentale del comune per la adozione di variante, fissando eventuale ulteriore termine di trenta giorni; si statuiva, inoltre, nel seguente modo: “in caso di ulteriore inadempimento del comune di Pinerolo,  (il commissario) dovrà sostituirsi integralmente allo stesso comune”.

La ricorrente espone che, nonostante quanto statuito in sentenza, il commissario ad acta abbia attribuito un primo termine di quindici giorni (fino al 20 maggio 2005) e un successivo ulteriore termine di trenta giorni (fino al 30 giugno 2005), per un totale di 56 giorni, che si aggiungono ai giorni trascorsi per gli adempimenti precedenti (istanza di deposito della sentenza n.578/05, nomina del sostituto del commissario ad acta, espletamento di attività istruttoria).

Si deduce che successivamente il comune ha approvato la delibera di adozione della variante di P.R.G.23/6/2005 n.23.

Si lamenta, nel proposto ricorso, la inesistenza della potestà comunale successivamente alla nomina del commissario ad acta e, in ogni caso, successivamente al decorrere del termine come assegnato al commissario da questo giudice.

Si chiede che sia disposto ogni provvedimento per assicurare la compiuta esecuzione della sentenza, sostituendo, eventualmente, il commissario ad acta; in subordine, si chiede di ordinare al medesimo commissario la adozione della variante, in sostituzione del comune di Pinerolo.

Si è costituito il comune di Pinerolo, chiedendo il rigetto della domanda.

Alla camera di consiglio del 20 dicembre 2005 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1.La questione oggetto del presente giudizio attiene alla sussistenza o meno del potere, per l’amministrazione, di adottare un provvedimento dopo la nomina del commissario o dopo il termine ulteriore assegnato dal giudice per accertare – ulteriormente- l’inadempimento.

Occorre stabilire, cioè, se e fino a quando l’amministrazione resta titolare del potere di provvedere, sia pure tardivamente, rispetto al termine fissato dal giudice e dalla eventuale individuazione del momento nel quale il potere amministrativo passa definitivamente al commissario ad acta nel rito speciale di cui all’art. 21 bis L.TAR.

La norma stabilisce che “all’atto dell’insediamento, il commissario, preliminarmente alla emanazione del provvedimento da adottare in via sostitutiva, accerta se anteriormente alla data dell’insediamento medesimo, l’amministrazione abbia provveduto, ancorché in data successiva al termine assegnato dal giudice amministrativo con la decisione prevista dal comma 2”.

L’amministrazione quindi rimane titolare del potere di provvedere tardivamente dopo la scadenza del termine fissato dal giudice ma fino all’insediamento del commissario.

Con l’insediamento del commissario, ossia con la redazione del verbale di immissione del commissario nelle funzioni amministrative e con la sua presa di contatto con l’amministrazione, si verifica un trasferimento di poteri.

Non sono affetti da nullità, né devono ritenersi emanati in assenza di potere gli atti posti in essere dalla amministrazione in sede di esecuzione del giudicato una volta scaduto il termine per provvedere assegnato dal giudice della ottemperanza con sentenza che abbia peraltro disposto contestualmente la nomina del commissario ad acta (in tal senso, Consiglio di Stato, VI, 27 aprile 1995/373).

La nomina del commissario ad acta, ovvero l’adozione da parte di questi di alcuni atti, o la fissazione di termini ulteriori rispetto a quanto stabilito dal giudice, non priva in assoluto l’amministrazione del potere di provvedere, la cui attività, peraltro, non deve avere lo scopo di ritardare l’esecuzione del giudicato.

La nomina del commissario ad acta in sede di esecuzione  del giudicato non fa venire meno il potere dell’amministrazione di provvedere in via concorrente (C. Stato IV, 3 luglio 2000, n.3641).

Si può ritenere, cioè, che la nomina del commissario ad acta e la scadenza del termine assegnato per l’esecuzione della statuizione dell’autorità giudiziaria non comportano il venire meno del potere-dovere dell’amministrazione di provvedere nell’ambito delle attribuzioni riconosciute per legge.

Nella specie, la sentenza relativa all’accoglimento della domanda di cui all’art. 2 L.205/2000 (silenzio-inadempimento dell’obbligo di provvedere) è stata eseguita, sicchè è stato conseguito comunque lo scopo dell’adempimento dell’obbligo di provvedere, sia pure in ritardo – che costituisce eventualmente titolo autonomo di danno, ove ne sussistano i presupposti - rispetto ai termini fissati in sentenza.

2.Il ricorso va pertanto rigettato.

Sussistono giusti motivi per disporre tra le parti la compensazione delle spese.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione quarta, definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, così provvede:

rigetta il ricorso. Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 20 dicembre 2005, con l’intervento dei magistrati:

Stenio Riccio,   - Presidente

Pier Luigi Lodi,   - Consigliere

Antonino Anastasi,  - Consigliere

Vito Poli,    - Consigliere

Sergio De Felice,   - Consigliere, estensore  

L’ESTENSORE    IL PRESIDENTE

Sergio De Felice    Stenio Riccio

                           IL SEGRETARIO

     Rosario Giorgio Carnabuci

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

10 aprile 2006

(art. 55, L. 27.4.1982 n. 186)

     Il Dirigente

     Antonio Serrao

- - 

N.R.G. 7944/2005


TRG