La giunta comunale di Ancona approvava, con apposita delibera, un progetto relativo alla realizzazione di una piazza nell’area antistante il Santuario di San Salvatore, che implicava l’espropriazione di un terreno di proprietà Sig. Rossi.

 

Il Sig. Rossi contestava il provvedimento, sostenendo che l’apertura della piazza nella vasta area situata davanti al Santuario avrebbe comportato un costo eccessivo per l’amministrazione.

 

Successivamente, a distanza di pochi mesi, la stessa giunta revocava la precedente delibera e contestualmente approvava in via definitiva un nuovo progetto dell’opera, che ruotava l’apertura del piazzale nella zona posta a lato del Santuario e che comportava, questa volta, la necessità di espropriare non più il terreno del Sig. Rossi, ma una diversa area di proprietà del sig. Bianchi.

 

L’amministrazione comunale, nella motivazione del proprio provvedimento, si limitava a indicare la necessità di accogliere le contestazioni formalizzate dal Sig. Rossi e a far riferimento alla mera convenienza economica della diversa localizzazione del sito dei lavori.

 

Il sig. Bianchi, si ritiene ingiustamente pregiudicato dagli effetti della delibera comunale, nonostante la scelta operata dall’amministrazione rientri negli ampi poteri previsti dalle norme sull’espropriazione per pubblica utilità.

 

In particolare, il testo unico sulle espropriazioni (DPR n. 327/2001) stabilisce che: “Il decreto di esproprio puo' essere emanato qualora vi sia stata la dichiarazione di pubblica utilità” (art. 8) e che “la dichiarazione di pubblica utilità si intende disposta quando è approvato il progetto definivo dell'opera pubblica” (art. 12).

 

Lo studente dopo aver individuato la natura del potere esercitato nell’approvazione del progetto dell’opera pubblica e i limiti ad esso intrinseci, illustri i possibili profili di illegittimità della scelta operata dal Comune di Ancona.